"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

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§ e la ghianda, raccolta di memorie sconvenienti – 10^ e ultima parte


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by Alice Zilbeberg

 

 

 

Parte 10

Dove si narra dell’incontro con il destino, la fine di § e il frantumarsi del guscio.

 

Camera, letto, luce soffusa, disordine di libri. Distesa in se stessa, § esplora il web musicale e si nutre di note una volta ancora, osmoticamente.

All’improvviso tutto si raccoglie, tutto si concentra, non vi è respiro, non vi è ritorno: quello che § ascolta è quello che § attende. L’attesa di una vita che bussa al suo guscio e che, senza chiedere, entra e scompone e grida e piange e stringe e scende. E scende. E scende.

E scende.

Scende sino alla terra attorno alle radici e lì si ferma, come a casa.

§ non sa, non può ancora sapere che quella musica sarà la fine del suo mondo privato, rotondo e caldo, dove l’uno racchiudeva il due. Non può immaginare che sarà l’inizio di un lungo viaggio dove il due si farà uno.

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Così non troverete più § in questo luogo. Con lei se ne andranno le parole e la musica e la camera e il disordine.

Rimarrà la luce soffusa, ad accoglierla in altri spazi, laddove il femminile ed il maschile, il riso ed il pianto, l’essere dentro e l’essere fuori avranno confini che questo blog non è preparato a vivere.

 

 


§ e la ghianda, raccolta di memorie sconvenienti – parte 9^


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Dieci anni. Questo il tempo che ci vorrà a § per osare ancora nel mondo degli uomini.

Nel suo stesso ventre raccoglie sfumature di rosso, profumi e fremiti;

in montagna, in equilibrio fra le spigolose rocce, gli orizzonti ampi e la pace.

In questi dieci anni scende e sale, ininterrottamente.

In silenzio asciuga il passato e inumidisce il presente di nuove parole. In ogni gradino che sale trova il suo respiro, in ogni gradino che scende trova se stessa.

Dieci anni per divenire una sola persona, capace di accogliere il dentro ed il fuori.

Poi si siede in alto e non ha più paura.

Bilancia per nascita, dosa il dentro ed il fuori, espande il suo tempo, vive i due mondi senza vergogna.

 

§ è il visibile e l’invisibile, è domanda e risposta, è soffio e apnea. Nuova specie di anfibio, vive nel mondo emerso ma si nutre nelle profondità. Così trascorre giornate affollate di vite e di terra, ma trova sempre un angolo umido dove bagnarsi le labbra. Il viaggio in macchina, la camminata solitaria, la sigaretta fumata in cortile… mille sono i momenti in cui § può aprire una breccia alle sue onde, farne dialogo immaginato, farne risata o carezza o danza.

§ è tornata bambina, è corsa indietro nel tempo, ha preso il suo sogno e quel suo mondo fatto di profumo maschile, di note, di dolore e lo ha stretto al suo petto di donna cresciuta. Per sempre.

Il suo Core non ha più bisogno di numeri, drivers o aggiornamenti, ha semplicemente bisogno di essere. In fondo tutto questo girare e andare e fuggire è stato uno spogliarsi lento. Via le paure, le bugie, via il circondarsi di rumori e distrattori,  di illusioni e di finzioni.

§ porta ora con sé la sua casa. Il bianco ed il nero, l’uomo e la donna. Quello che adesso non sa è che questa unione, questo sentirsi rotonda, la porterà ben oltre il sogno. Quello che adesso non sa è che questo suo uovo, liscio e caldo sarà dischiuso da mani non sue. Quello che adesso non può immaginare è che nascerà a nuova vita.