"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

Articoli con tag “parole

§ e la ghianda, raccolta di memorie sconvenienti – 10^ e ultima parte


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by Alice Zilbeberg

 

 

 

Parte 10

Dove si narra dell’incontro con il destino, la fine di § e il frantumarsi del guscio.

 

Camera, letto, luce soffusa, disordine di libri. Distesa in se stessa, § esplora il web musicale e si nutre di note una volta ancora, osmoticamente.

All’improvviso tutto si raccoglie, tutto si concentra, non vi è respiro, non vi è ritorno: quello che § ascolta è quello che § attende. L’attesa di una vita che bussa al suo guscio e che, senza chiedere, entra e scompone e grida e piange e stringe e scende. E scende. E scende.

E scende.

Scende sino alla terra attorno alle radici e lì si ferma, come a casa.

§ non sa, non può ancora sapere che quella musica sarà la fine del suo mondo privato, rotondo e caldo, dove l’uno racchiudeva il due. Non può immaginare che sarà l’inizio di un lungo viaggio dove il due si farà uno.

—-

Così non troverete più § in questo luogo. Con lei se ne andranno le parole e la musica e la camera e il disordine.

Rimarrà la luce soffusa, ad accoglierla in altri spazi, laddove il femminile ed il maschile, il riso ed il pianto, l’essere dentro e l’essere fuori avranno confini che questo blog non è preparato a vivere.

 

 

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Orizzonti liquidi – blog di parole condensate


Scoperta di oggi, un’anima forse affine, almeno al primo tocco, per così dire.

Un blog di poesie, scritti brevi, pensieri, frammenti.

Condivido qualche parola, un’istantanea che sa di eterno.

Per chi volesse visitare il suo sito, ecco l’indirizzo: Orizzonti liquidi

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lunedì 8 dicembre 2014

Ti aspetto.
E cerco in te una casa.
E trovo in te un altrove.
Olga Tamburini

§ e la ghianda, raccolta di memorie sconvenienti – parte 9^


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Dieci anni. Questo il tempo che ci vorrà a § per osare ancora nel mondo degli uomini.

Nel suo stesso ventre raccoglie sfumature di rosso, profumi e fremiti;

in montagna, in equilibrio fra le spigolose rocce, gli orizzonti ampi e la pace.

In questi dieci anni scende e sale, ininterrottamente.

In silenzio asciuga il passato e inumidisce il presente di nuove parole. In ogni gradino che sale trova il suo respiro, in ogni gradino che scende trova se stessa.

Dieci anni per divenire una sola persona, capace di accogliere il dentro ed il fuori.

Poi si siede in alto e non ha più paura.

Bilancia per nascita, dosa il dentro ed il fuori, espande il suo tempo, vive i due mondi senza vergogna.

 

§ è il visibile e l’invisibile, è domanda e risposta, è soffio e apnea. Nuova specie di anfibio, vive nel mondo emerso ma si nutre nelle profondità. Così trascorre giornate affollate di vite e di terra, ma trova sempre un angolo umido dove bagnarsi le labbra. Il viaggio in macchina, la camminata solitaria, la sigaretta fumata in cortile… mille sono i momenti in cui § può aprire una breccia alle sue onde, farne dialogo immaginato, farne risata o carezza o danza.

§ è tornata bambina, è corsa indietro nel tempo, ha preso il suo sogno e quel suo mondo fatto di profumo maschile, di note, di dolore e lo ha stretto al suo petto di donna cresciuta. Per sempre.

Il suo Core non ha più bisogno di numeri, drivers o aggiornamenti, ha semplicemente bisogno di essere. In fondo tutto questo girare e andare e fuggire è stato uno spogliarsi lento. Via le paure, le bugie, via il circondarsi di rumori e distrattori,  di illusioni e di finzioni.

§ porta ora con sé la sua casa. Il bianco ed il nero, l’uomo e la donna. Quello che adesso non sa è che questa unione, questo sentirsi rotonda, la porterà ben oltre il sogno. Quello che adesso non sa è che questo suo uovo, liscio e caldo sarà dischiuso da mani non sue. Quello che adesso non può immaginare è che nascerà a nuova vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Dell’essere solidi


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Triste destino
quello della materia
essere soggetta a trasformazioni di stato,
mi ripeto sovente
senza alcuna convinzione.


Aforisma dei numeri da circo o della vita


Più semplifico e più mi è chiaro il paradosso.
Piu complico e più capisco.


A briglie sciolte


Quando sbriglio il razionale divengo una macchina da guerra, magari già a brandelli sul terreno, ma non demordo.
Le mie emozioni invece le sai sbrigliare solo tu e poche altre cose al mondo come le nude rocce al tramonto, l’acqua fresca del torrente o la vastità notturna del cielo.


taccuino e matita


Prima di disconnettere il mio cuore avevo un taccuino e una matita.

Era giusto ieri mattina. Una mattina in cui camminavo con la bizzarra sensazione di avere un piccolo bacio tra le fessure del mio sedere. Una mattina d’amore e di passione, di fiducia e di occhi verdi. Perché ho gli occhi verdi quando sono felice e so di esserlo.
Con taccuino e matita ho bevuto un caffè, sola, in attesa del mio uomo. Ieri mattina avevo dei pensieri. Ieri pomeriggio anche, ma diversi. Oggi solo rabbia.

Ne scelgo alcuni, altri li terrò per me sola, dato che assieme a me ho perduto anche altri luoghi del mio sostare in libertà.

Pensieri del mattino

Come piazza antica rifletto l’umore del cielo e la levigatura del tempo.

 

Di te mi piace il tuo affacciarti da ogni mia fessura, sia essa rivolta all’alba o al tramonto. Sei del mio castello il principe e il principale assalitore.

 

Tutto questo mio ritornare con ossessione alle parole dette tra noi altro non è che atto d’amore: lentamente mi accosto ai colori dei nostri due mondi e provo a bilanciare i tuoi toni con le mie sfumature.

 

Non vi è piacere più rotondo di essere svegliata dal tuo desiderio.

 

Pensieri del pomeriggio

Fra tutto ciò che poteva essere, sei stato l’impossibile. Non sarà facile disattivare il mio cuore.

 

 

 

Notte mondo.


intertempo


Quando nei miei occhi si posa meraviglia, non credo di avere diritto di lamento alcuno.

E la meraviglia non è quello che pensate, no. E’ quel qualcosa che porti dentro come il dolore.

Farne mercato oppure gioco non è mio stile.  Io sono quel che sono. Ho vissuto tutti questi tempi e molti altri ancora e mai e mai e mai ho dimenticato la meraviglia e ancor meno cercato facile consolazione.

Le cose facili… ecco, un’altra cosa che non ho mai cercato. In un tempo a venire, forse.

Origami

Un unico tempo

piegato e ripiegato a piacere

a comporre le figure

del nostro amore.

Sìì preciso e attento

ti prego

se vuoi

se puoi

non spiegazzare troppo

questo tempo fragile

che abbiamo in dono.

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Il tempo infranto

Un boato

frantumi di noi

scagliati nell’universo

senza tempo e senza meta

per ora perduti.

Forza contraria a te

implodo

e rimane intrappolato il suono

delle mille fratture.

Non chiamo nessuno

non mi lamento,

rimani scelta mia

e nei miei occhi

ancora traccia

di polvere di stelle.


Intermezzo


In questi giorni sono alle prese con il tempo e non solo. Qualche parola ogni tanto, come intermezzo laddove di tempo non ce n’è…

Mi piace accompagnare le parole con quest’immagine, tratta dalla serie “Strange attactors” by Chaotic Atmospheres perché ci vedo noi due, lì dentro.

strange attractors by  Chaotic Atmospheres

Il tempo nudo

Sono qui

per non stare con te

per mantenere le distanze ove distanza non c’è

per respirare quando mi togli il respiro

che di niente si vestono le ore se non di noi.

Sono qui

ed ho freddo in questo tempo nudo.

…..

The time of us

I’ve always been alone

in my being with you;

they saw me too fragile

too exposed

and it’s true.

The time of us is a fashinating bubble

where the outside is nothing

but a reflection.

……

L’assassinio del tempo

Mi hai dato un nome ed un luogo

e, come un dio innamorato e solo,

hai disegnato un mondo di cui eravamo il centro.

Tu ed io per creare l’universo intero

tu ed io ed il tempo a guardare.

Mi hai dato un mondo ed un confine

e, come un dio impaurito e solo,

chiami vuoto ciò che non ti appartiene.

A volte regina, a volte niente

rimango sospesa nel tempo infinito

tra l’origine e il nulla.


§ e la ghianda, raccolta di memorie sconvenienti – parte 8^


Dove si racconta di come § ritrova la strada di casa

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Il nuovo core ancora non c’è ma § ha trovato un involucro robusto e quadro abbastanza per andare comunque: l’impegno politico.
§ vive al di fuori di se stessa, è scatola nera di cui ha gettato la chiave. Così combatte i demoni mondiali, alza il pugno e la voce, si mischia nella folla. § è arrabbiata, arrabbiatissima, parla per ore, giorni, anni. Connette ciò che ha letto e ciò che vede, mischia, frulla e sintetizza.
Prima studentessa perduta tra le divagazioni, poi lavoratrice immersa tra i piccoli umani, § si proietta tra bandiere e riunioni e s’innamora ancora. Tutto sembra scivolare inesorabilmente verso una conclusione scontata, in realtà però § non si perde nelle parole,  nelle parole segue i suoi fili, costruisce lentamente la sua finestra e la scala per arrivarci.

§, a sua insaputa prepara una bomba ad orologeria, solo il tempo dello scoppio non le è dato ancora di sapere.
L’involucro robusto e quadro che ha consentito a § di portare se stessa oltre le acque dei 20 anni e oltre le terre dei 30 inizia a trasformarsi in trappola, capace di andare solamente avanti in linea retta,  non prevede curve, deviazioni o soste.
Manca l’aria, manca la profondità, manca l’altitudine.
§ inizia nuovamente a respirare da dentro e l’ossigeno che le arriva è qualcosa di conosciuto, lo stesso ossigeno di sempre. § respira fondo e si lascia inebriare dalla sua ombra.
No, § non è più la stessa bambina che camminava a fianco del suo sogno, eppure non è ancora donna, non ha ancora le ali, ma ha cresciuto gambe capaci di camminare. E una notte, di fronte al buio stellato, § rompe l’involucro ed esce dal quadro, per essere libera di fermarsi, libera di girare, di disegnare curve, libera di guardare in basso o di alzare lo sguardo al cielo. Pochi giorni dopo § impacchetta nuovamente le sue cose e va.
Con § c’è il suo sogno, il suo amore più vero. Dentro al sogno non più ragazzo, ma nemmeno uomo, e dentro di lui un dolore con il suo ventaglio di note.
§ torna a casa dentro se stessa. Ritrova la sua camera, la penna e i fogli bianchi.
Per il momento § sosterà qui, ha bisogno di silenzio, di scendere e di salire. Sola, dicono gli altri. In compagnia di me stessa e del mio respiro, pensa §.

§ riparte quindi dal Core 1, lì stanno le sue radici, la sua luce e la sua ombra. Di tutto ciò che ha costruito e attraversato poi terrà memoria nella pelle e nei pensieri, senza rimpianti.
Forse semplicemente il mondo, a cui § si era affidata, non è fatto per lei, per loro. § è quello che è: un miscuglio non ancora definito a cui niente e nessuno sembra in grado di dare forma. Una cosa però nel suo cuore è certa, non andrà più per le strade dimezzata, vivrà il suo miscuglio cercando di mantenere calmo il suo cuore.