"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

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Da Valrovina fin “su Pradipaldo”


Finalmente dopo settimane di risposo ‘forzato’ sono riuscita a portare i miei passi nuovamente in salita; breve camminata, quella fino a Pradipaldo, da noi allungata un poco perché siamo saliti fino a Brombe anziché puntare direttamente al paese; deviazione non voluta, ma accolta con ironia: le frecce di una misteriosa “caminada fin su pradipaldo”, sembravano messe apposta per confonderci le idee… infatti le abbiamo trovate solo da Pradipaldo in poi e ci hanno condotto fino ai primi ripetitori di Rubbio 😉

Paesaggio ancora invernale nelle nostre colline, di familiare bellezza e sinuosità.

Ecco l’itinerario in dettaglio:

si parte da Valrovina, località Fagarè, si sale per la stradina che si trova sulla dx, subito dopo il ponticello, appena la strada inizia a risalire in direzione della Baracca. Si segue sempre la strada che dopo un po’ diventa sterrata. Lungo la via si incontra qualche casa. Quando si raggiunge una sorta di valico, dove si può notare una vasca da bagno a mo’ di abbeveratoio 😉 , se si vuole arrivare a Pradipaldo velocemente si scende e si attraversa la valle (dall’altra parte si nota infatti il campo sportivo nei pressi della trattoria da Tranquillo (fino a qui un’oretta circa); se invece si vuole proseguire verso Rubbio, come abbiamo fatto noi, basta andare dritti dritti in salita. ad un certo punto si può vedere sulla sx la stradina asfaltata di Brombe… se invece si volesse salire ancora si finisce diretti a Rubbio.

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Cima d’Asta


5 e 6 settembre 2009

Cielo mozzafiato per due interi giorni: incredibile!!!

Partiamo con moltissima calma, proprio in stile vacanziero, io, Giacomo e Max; era un nostro obiettivo di quest’anno e il tempo è stato davvero super…

Iniziamo a camminare da Malga Sorgazza quasi verso le 11.00, le previsioni sono ottime e quindi ci gustiamo il cammino e il panorama, senza preoccupazioni. Giacomo, che è appena tornato da un pezzo di translagorai fatta con il papà, è un po’ provato, ma le molte soste ci permettono di assaporare appieno i colori delle rocce, i contrasti di blu, verde e bianco e la fresca acqua del torrente.

Il sentiero inizia lungo una strada forestale fino alla casetta della teleferica (circa 0.40 min) e poi inizia a salire, dapprima in mezzo al bosco e successivamente, con una ripida serpentina, ci porta nel Valon di Cima d’Asta. Qui, dopo una sosta al torrente, decidiamo di salire per i lastroni e di riservarci il più comodo trodo degli asini per il ritorno. Il dislivello da malga Sorgazza fino al rif. Ottone Brentari è di 1040 m.

Arriviamo al rifugio nel primo pomeriggio e con piacere assistiamo ad uno spettacolo di letture e canti di montagna. Dopo cena la luna fa capolino  da dietro le pareti e una scalata in notturna di 4 baldi giovani ci intrattiene fino a ora di dormire.

Il mattino dopo partiamo per la cima, un vento freddo ci incalza, ma Giacomo oggi procede bene. Dopo la forcelletta scopro che il pezzo attrezzato è stato messo a nuovo e senza difficoltà arriviamo in breve tempo sotto la cima. La salita è erta, ma non  particolarmente difficile: si procede su grandi blocchi di pietra e a volte su gradinate. Una volta in vetta il panorama è meraviglioso! Speldida è la  vista a 360°: Dolomiti di Brenta, Adamello, Latemar, Catinaccio, Sassolungo e Sassopiatto, Sella, Marmolada, Civetta… e, proprio sotto di noi, la catena dei Lagorai, con il Cauriol, Cima Cece… Ero già stata qui, ben 13 anni fa, e non avevo visto nulla di tutto questo per via di una nebbia assai antipatica.

Il ritorno è un po’ lungo (1400 m circa), ma l’energia ricevuta in questi due giorni ci sostiene e, dopo aver mangiato qualcosa al rifugio, alle 16.00 siamo nuovamente alla macchina.


Civetta: la tentazione continua…


Venerdì 21 e sabato 22 agosto

Dovevamo fare l’anello attorno al Civetta, ma diverse contingenze sfavorevoli, non ultima il tempo, non ci hanno concesso nemmeno quest’anno un simile privilegio… quindi di nuovo la transcivetta! Ma sereni e contenti perchè è sempre uno degli spettacoli più belli delle Dolomiti.

Questa volta però ci concediamo di farla in due giorni, con pernottamento a rif. Tissi. Salendo ognuno speriamo solo che le condizioni atmosferiche siano clementi da lasciarci gustare con calma il panorama una volta arrivati al rifugio. Infatti è così: partiti a camminare alle 9, arriviamo al Tissi poco prima delle due e fino alle sette di sera i nostri occhi oscillano rapiti tra la nord-ovest e lo scenario immenso che si apre dietro al rifugio. Marmolada, Sella, le Tofane… un mondo di meravigliose rocce ci rapisce lo sguardo.

Verso sera si annuvola, ma riusciamo a scorgere alcuni dei fuochi d’artificio che vengono sparati sopra al lago di Alleghe, moooooolto al di sotto di noi 😉 da questa quota sembarno piccoli fiori! Poi le nuvole coprono tutto e i lampi si fanno invadenti; il tempo per andare a dormire e il temporale ci è sopra.

Il mattino seguente il cielo è sereno e presto ci incamminiamo verso il Coldai. Breve sosta e poi giù. Questa volta prendiamo la cabinovia per scendere ad Alleghe e facciamo bene perchè appena smontiamo la pioggia ci raggiunge. con l’autobus arriviamo fino a Listolade e ci concediamo un buon pranzo, poi Max e Lorenzo, sotto la pioggia, raggiungono la macchina a Capana Trieste e ci vengono a prendere.

Bella, bellissima escursione. L’anello completo sarà per il prossimo anno…

Piccola nota: questa volta avevo portato la macchina fotografica con le batterie cariche e anche con delle batterie di riserva… peccato avessi dimenticato di inserire la scheda di memoria 😦

le foto qui sotto sono di Lorenzo, ma mi mancano ancora quelle del 2° giorno…


Anello attorno al Pelmo


Era da un po’ che desideravo portare i miei passi ai piedi di questo gigante solitario e affascinante e finalmente ci sono riuscita.

Partenza alla mattina presto, ma non troppo questa volta, io e Max, in preparazione dell’anello del Civetta che vorremmo fare più avanti. Ci mettiamo in cammino da forcella Staulanza in val Zoldana alle 9.15 (la valle si raggiunge prendendo la strada che sale a sinistra dal paese di Longarone),  e alle 11.45 siamo al rifugio Venezia percorrendo il versante sud che transita in mezzo al bosco fino a sbucare su una zona prativa quasi in prossimità del rifugio. La vista su Pelmetto e Pelmo è molto appagante, ma il sentiero da questo lato, pur essendo tranquillo e ben segnato, è spesso una fanghiglia, la notte prima deve anche aver piovuto… in alcuni punti hanno messo dei tronchi di legno, ma passarvi sopra è un azzardo perché sono alquanto scivolosi, a volte è meglio tentare di aggirarli, ma non sempre si riesce a trovare un passaggio che consenta di evitare la melma. Arrivati nei prati la situazione non migliora molto: sono inzuppati e io immergo nel fango uno scarpone quasi per intero!!

Al rifugio facciamo una breve sosta per mangiare qualcosina, non troppo perché ci aspetta il dislivello maggiore, e per ammirare lo spettacolare panorama dell’Antelao, che è proprio di fronte, e del Sorapiss.

Ora il sentiero si inerpica sotto le pareti, la vegetazione scompare e in breve ci si trova immersi in un ambiente roccioso e più affascinante. Arrivati ad una prima forcella crediamo di aver compiuto la fatica maggiore… pensiero oltremodo sbagliato! Infatti ci aspetta ancora un breve tratto a volte attrezzato con corde fisse e poi una bella salita, davvero ripida, per raggiungere il punto più alto che è la Forcella di val d’Arcia a quota 2474. Qualche goccia di pioggia ci convince a proseguire senza soste; scegliamo di tenere il sentiero di sx, come consigliato dalla guida a nostra disposizione, che taglia una grande zona detritica sotto il versante nord del Pelmo. Passiamo accanto a quallo che una volta doveva essere un ghiacciaio e che ora si mostra invece come una chiazza di neve. Il sentiero qui non è segnato benissimo, evidenetmente le frane e il continuo modificarsi della conformazione del ghiaione non consentono di manetenere una traccia evidente, ma comunque non ci si perde. Qualche tratto divertente su ghiaione e i breve tempo siamo nuovamente su sentiero segnato.

Qui dato che il sole ha nuovamente fatto capolino e che siamo ormai fuori da pericoli ci concediamo finalmente un buon panino e una sosta seria.

Appena risaliti in macchina comincia a diluviare!

In tutto il giro prevede circa 750 m di dislivello; pur essendo un percorso facile non è tuttavia banale: alcuni passaggi nel versante nord-est sono un po’ esposti e abbiamo incontrato qualcuno in difficoltà; le salite alle forcelle richiedono buon fiato.

Noi, togliendo le pause, ci abbiamo impiegato circa 6 ore.


Anello Caldenave, laghetti dell’inferno, lago Nassere


Finalmente ce l’ho fatta: sono tornata a camminare in montagna!! Un bel giro sui Lagorai, montagne sempre entusiasmanti per i panorami che offrono, l’abbondanza d’acqua e la vegetazione lussureggiante, ma anche per la roccia scura, gli sfasciumi e la solitudine che ancora si può assaporare in alcuni sentieri.

L’itinerario, scelto per rimettere in moto gambe e fiato dopo una lunga pausa, è il seguente:

Partenza da località Tedon che si raggiunge proseguendo, sia a destra che a sinistra, dopo il rifugio Cruccolo; lasciata la macchina in uno dei parcheggi in prossimità del ponte di legno abbiamo imboccato il sentiero 332 che procede nel bosco fino a sbucare nella stupenda piana di Caldenave, dove si trova anche la malga omonima e ci si tiene subito verso nord, piegando quindi a sinistra rispetto alla piana, per prendere il sentiero n° 360.  La malga rimane in alto leggermente a destra.

Il sentiero si sale ancora fino ad incontrare i laghetti dell’inferno, davvero suggestivi a dispetto del nome!

Proseguendo  si trova il piccolo baito Lastei, attrezzato anche con una stufa; poco sopra vi è il bivio: a destra si va verso la forcella delle Buse Todesche, a sinistra verso il lago Nassere. Noi in questo punto ci siamo momentaneamente divisi: Isa è andata verso il lago attrezzata per il relax con libro e “plaid” mentre io e Max siamo andati verso la forcella. Il sentiero  che porta alla forcella sale ancora prima di incontrare una sorta di pianoro dove è collocato un piccolo baito, probabilmente nuovo (sulla mia carta non c’è); noi siamo saliti ancora un po’ e poi siamo ritornati sui nostri passi, raggiungendo Isa nei pressi del lago.

Il lago è popolato da tantissimi pesciolini e da qualche grande trota che ogni tanto si fa vedere ed è quasi completamente circondato da rododendri… peccato non fossero in fiore!

Il sentiero di ritorno, chiamato anche Sentiero  Nomadi, passa accanto a malga Nassere che possiede uno spazio di ricovero attrezzato con cucina economica, caminetto, tavola e tavolato per dormire.

Per fare tutto il giro, con calma, soste e deviazioni esplorative, ci abbiamo messo 6 ore. Senza contare la nostra deviazione per la forcella, il dislivello è di circa 750 m.

Qui sotto le poche foto che sono riuscita a scattare: avevo la macchina fotografica scarica 😦


Fanfare Ciocarlia in concerto


Venerdì 31 luglio alle ore 14.00, nell’ambito della rassegna I SUONI DELLE DOLOMITI, suonerà la brass band balcanica

Fanfare ciocarlia.

fanfare ciocarlia

cliccando sulla foto entrate nel loro spazio su myspace

Un appuntamento da non perdere!!

Ecco le indicazioni per arrivare:

Data: 31 Lug 2009 14:00
Luogo: Lagolo (TN)

Indirizzo: Monpiana-Prà dei Tondi (mt. 1000 slm)



I suoni delle Dolomiti


Anche quest’anno l’idea di coniugare musica e montagna ha preso il via. Numerosi ed interessanti sono gli eventi proposti dalla rassegna.

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Chi volesse vedere il programma completo può andare sul sito dedicato; oltre al programma troverà ovviamente i luoghi degli eventi, una piccola presentazione degli artisti e le informazioni per raggiungere il posto.

I suoni delle dolomiti


Le vie dei canti


Dal sito è possibile scaricare gratuitamente una guida con itinerari a piedi in Italia e all’estero…

Buon cammino!

clipped from www.thetisdesign.it

blog it

A Campo Solagna


Anche questa domenica sono riuscita ad andare in montagna!! Non mi sembra vero: due domeniche consecutive…ed era da agosto che non andavo a camminare….

Gite piacevoli, entrambe sul massiccio del Grappa. Entrambe ottime in invernale, esposte al sole e di rapido svolgimento:

1. la scorsa domenica da Borso a Campo Croce per il sentiero n° 90: sentiero facile, in costante leggera salita, in due ore scarse permette di arrivare alla meta. La partenza è da via Appocastello, dove inizia il sentiero ci sono anche un paio di posti auto, ma eventualmente si può lasciare la macchina anche in centro al paese e raggiungere a piedi l’attacco. Il sentiero passa per la zona chiamata Prati di Borso che ospita numerose casette morbidamente adagiate in questo luogo prativo da cui si gode anche una bella vista sulla pianura. Direi obbligata una piccola sosta. Da qui il sentiero prosegue diritto giusto dietro la piccola casera abbandonata che si trova sulla dx appena si arriva nella zona dei prati. Un po’ di neve, ma niente di temibile…non necessarie le ghette…

2. oggi da Pove a Campo Solagna per il sentiero n° 50 – la partenza è nella piazzetta dei Martiri a Pove. Siamo partiti con un vento gelido che ci dava sferzate in viso (temperatura -4°), il passo veloce nel tentativo di scaldarsi in fretta…l’unica felice era Piera che zampettava avanti e indietro e infilava il muso in ogni macchia di neve. Per fortuna man mano che ci si addossava al monte il vento diminuiva e si sentivano invece i benefici raggi del sole. Arrivati al Cornon, il santuario posto poco sopra al paese, si svolta e si entra in un paesaggio diverso: la neve ci accompagna per tutto il sentiero…un paesaggio incantato, silenzioso.


Sentiero SOSAT e bocchette centrali


fra poco, un anno fa…agosto 2007

Verso ferragosto, data imprecisata, mattina: sono a casa davanti al computer; squilla il cellulare e, inaspettata, giunge alle mie orecchie una voce che mi invita ad andare tre giorni sulle Dolomiti di Brenta. Dovrei raggiungere Emanuele e Marco al Tuckett, loro infatti sono già in cammino da Molveno!

Due secondi, due, di indecisione e poi via a preparare lo zaino. Unico intoppo: il servosterzo della macchina che va e non va…non piacevole con tutte le curve da affrontare per arrivare a Madonna di Campiglio. Pazienza, il desiderio di andare è grande.

Parto di corsa, devo riuscire a prendere la funivia prima che chiuda! Mi sembra di non arrivare mai e invece ce la faccio; salgo sola e quando scendo percorro il sentiero fino al rifugio di corsa, arrivo infatti in poco tempo e ben affannata. Poco importa, ci sono e domani si cammina!

L’indomani il tempo è assai incerto e non ci fidiamo ad intraprendere la Via delle bocchette alte, ripeghiamo quindi sul sentiero attrezzato SOSAT con meta il rifugio Alimonta. Il sentiero è divertente e, anche se il tempo non ci consente grandi visuali, procediamo allegri.

Emanuele in...cucina

Emanuele in...cucina

scala lunga - sosat

scala lunga - sosat

Finito il sentiero facciamo una sosta per mangiare, Emanuele si mette ai fornelli e prepara un’ottima zuppa di fagioli liofilizzata!

Sopra la sua testa, scorgo un fiore bellissimo che poi scopro essere il raponzolo di roccia!

raponzolo di roccia

raponzolo di roccia

Arrivati all’Alimonta, rifugio privato davvero carino ed accogliente, facciamo due passi ancora per vedere l’attacco delle bocchette, il cielo ora è limpido e il panorama stupendo.

l'anfiteatro sopra all'Alimonta

l'anfiteatro sopra all'Alimonta

Il giorno dopo, di mattina presto, ci incamminiamo verso l’attacco delle bocchette centrali; superato il ghiaione ci troviamo a dover attraversare un piccolo tratto completamente ghiacciato e poi finalmente infiliamo l’imbrago e iniziamo la ferrata che si presenta da subito assai bella e suggestiva. purtroppo il tempo non è granchè e quindi non possiamo godere appieno delle meravigliose montagne che ci sovrastano.  proseguiamo su cenge esposte ma dove i piedi poggiano bene

cengia

cengia

Marco in cengia

Marco in cengia

ed ecco che ad un tratto riusciamo ad intravedere il campanile basso

il campanile basso

il campanile basso

Finita la ferrata ci attende un altra sorpresa: vediamo tantissimi camosci!!!

camosci

camosci

Dopodichè ci lanciamo giù verso il rif. Brentei e poi a valle.

Sono stati tre giorni davvero speciali, di quelli che ricaricano di energia per molte settimane…

foto di gruppo

foto di gruppo