"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

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intertempo


Quando nei miei occhi si posa meraviglia, non credo di avere diritto di lamento alcuno.

E la meraviglia non è quello che pensate, no. E’ quel qualcosa che porti dentro come il dolore.

Farne mercato oppure gioco non è mio stile.  Io sono quel che sono. Ho vissuto tutti questi tempi e molti altri ancora e mai e mai e mai ho dimenticato la meraviglia e ancor meno cercato facile consolazione.

Le cose facili… ecco, un’altra cosa che non ho mai cercato. In un tempo a venire, forse.

Origami

Un unico tempo

piegato e ripiegato a piacere

a comporre le figure

del nostro amore.

Sìì preciso e attento

ti prego

se vuoi

se puoi

non spiegazzare troppo

questo tempo fragile

che abbiamo in dono.

temporotondo12

Il tempo infranto

Un boato

frantumi di noi

scagliati nell’universo

senza tempo e senza meta

per ora perduti.

Forza contraria a te

implodo

e rimane intrappolato il suono

delle mille fratture.

Non chiamo nessuno

non mi lamento,

rimani scelta mia

e nei miei occhi

ancora traccia

di polvere di stelle.

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Intermezzo


In questi giorni sono alle prese con il tempo e non solo. Qualche parola ogni tanto, come intermezzo laddove di tempo non ce n’è…

Mi piace accompagnare le parole con quest’immagine, tratta dalla serie “Strange attactors” by Chaotic Atmospheres perché ci vedo noi due, lì dentro.

strange attractors by  Chaotic Atmospheres

Il tempo nudo

Sono qui

per non stare con te

per mantenere le distanze ove distanza non c’è

per respirare quando mi togli il respiro

che di niente si vestono le ore se non di noi.

Sono qui

ed ho freddo in questo tempo nudo.

…..

The time of us

I’ve always been alone

in my being with you;

they saw me too fragile

too exposed

and it’s true.

The time of us is a fashinating bubble

where the outside is nothing

but a reflection.

……

L’assassinio del tempo

Mi hai dato un nome ed un luogo

e, come un dio innamorato e solo,

hai disegnato un mondo di cui eravamo il centro.

Tu ed io per creare l’universo intero

tu ed io ed il tempo a guardare.

Mi hai dato un mondo ed un confine

e, come un dio impaurito e solo,

chiami vuoto ciò che non ti appartiene.

A volte regina, a volte niente

rimango sospesa nel tempo infinito

tra l’origine e il nulla.


§ e la ghianda – Raccolta di memorie sconvenienti – parte 5^


Dove il core 1 e il core 2 della ghianda rivelano connessioni inscindibili.

Dove si narra di un nuovo sistema che è più delle parti, ma non è ancora il tutto.

past_redemption_p_1_by_gloredel-1

Past redemption by gloredel

Camera, utero di adozione, luogo di crescita e rinascita. Nè madre nè padre per §, concepita di notte, nutrita di vento e di note.
La sua vita non procede su piani cartesiani, impossibile definire coordinate precise. § non è rintracciabile. Non per ora almeno.

Se talvolta appare nel mondo conosciuto è per brevi tratti, per seguire un dovere, per mescolarsi un poco. In ogni caso, § cammina tra le fughe ritagliando il suo universo secondo prospettive sconosciute. Fossimo capaci di visione retrospettiva, a volte vedremmo § come una  spugna di vita, altre come una bestiolina alla ricerca di una crepa ove nascondersi e osservare. Osservare per nutrire il sogno: § non ha scelta, o forse non lo sa. Desideri e sospiri altrui, speranze, timori. Il sogno si nutre di attimi, di anime svelate, di profumi, di parole.
E il sogno nutre § che diviene sempre più regista e protagonista di finzioni, di spazi provvisori per inusuali quanto profonde interazioni. In questi palcoscenici momentanei § anima due volti: con gli amici stretti e gli amori si mostra dimezzata, offre ciò che di sé può svelare, con gli altri porta il sogno alla realtà inventando abiti che non esistono, voci che  pur non avendo suono hanno tanto da dire.

Così di mattina ama tornarsene a letto, quando la casa è vuota, e quando qualcuno è in casa, ama invece stare fuori.
In verità § cammina nel mondo con il sogno a fianco, sempre più. Ora si può anche impregnare di gente, di odore di sigaretta e di vino. Può ballare e inebriarsi di realtà: porta cucito il suo sogno a mezza strada tra il cuore e le viscere e nulla più la spaventa.

Dentro il sogno un ragazzo, dentro il ragazzo una musica, un dolore. Dentro la musica un battito, una ferita, un cammino. E fuori dalla musica, nello stesso cammino, c’è §.
§ è il luogo, è confine, è membrana osmotica. § è respiro ed attesa.

Core 1 e core 2 della ghianda divengono obsoleti, un altro sistema si affaccia alla realtà: § porta con sé la sua ombra e la sua luce, diviene centro e periferia. Chiameremo Dual-core questo nuovo approccio di § al mondo.


walking through the maze – di labirinto in labirinto


Forse oggi è un buon giorno per un’altra incursione nel labirintico sotterrano delle memorie sconvenienti di § … nel frattempo lascio cadere un sassolino, uno di quelli che illuminano il mio cammino.

———


Distinzioni scelte


A te, a me, perchè siamo semplicemente umani e i nostri passi punteggiano costantemente il fluire. Perché tutti prima o dopo utilizziamo surrogati e derivati del “principio dormitivo” così caro a Molière e rare volte lo sappiamo.

Dal fluire della vita estraeva con sapienza
fotogrammi congelati di realtà
componeva visioni di oggi, ieri e domani
piccoli e grandi film personali
frammenti di mondo che parevano tutto
ma narravano invece solo di lui
e del suo immutato dolore.


§ e la ghianda – Raccolta di memorie sconvenienti parte 4^


Dove si assaggia l’amore e si perde l’amicizia

Mondo, un sistema aperto. § si innamora di un amore giovane, fatto di baci alle arachidi e di giri in motocicletta, di bigliettini e di risate. § cresce alla luce del sole. Ogni minuto è un nuovo campo, ogni campo centinaia di erbe. § non ne scarta nessuna. Curiosa assaggia, gusta, si inebria, si ammala, si perde, si ritrova.

Camera, un continuum in espansione. § avvolta in drappi di note pensa e trasforma e digerisce.  Ruminante per natura, non ha fretta. § impasta, scompone, seleziona, scarta. § cresce nell’ombra. L’amore al sapore di noccioline attraversa la membrana solo in parte: emozioni, profumi, colori entrano a nutrire il sogno, il resto attende fuori dalla porta incapace di osmosi.

§ è bilancia: vive leggera fuori, vive pesante dentro. Per un’ora di luce una di buio, per ogni parola un silenzio.
Core 1 della ghianda – kernel version 1.3

Sleep elevation by Maia Flore

2° aggiornamento di sistema. L’amicizia
In ragione della troppa vicinanza di N, la stella binaria ha i primi segni di squilibrio. Da tempo § avverte richieste di scambio troppo insistenti, inizia a soffrire. Si nega, si chiude e alla prima occasione fugge, abbandona il sistema. Nel cielo cittadino si avverte l’esplosione.


§ e la ghianda – raccolta di memorie sconvenienti – 3^ parte


Dove si narra di dio e si assaggia l’amicizia.

image by Andre Brito

§ e dio
Fino all’inizio dell’adolescenza non vi è alcun dio per §, nessuna immagine la completa, lei non è parte di alcuna energia condivisa. Nel mondo esterno vive sola anche se cammina con gli altri, nel mondo interno la sua anima vive il sogno, ma il sogno è voce che deve tacere.
§ non sa nulla sulla pervasività di dio e quando le si presenta con sembianze di un gruppo semi-parrocchiale e di un prete poco ortodosso § si lascia rapire, per un poco si immerge, ha confidenza. Per un attimo di vita si crea un contatto, qualcosa si mostra.
Ma è legame troppo fievole, davvero un niente vestito di possibilità remote e confuse.
Qualcosa d’altro invece si fa strada: § ha un pubblico e una nuova serie di prove di trasmissione ha inizio. La mente di § lavora senza tregua.
Niente soap opera questa volta, il tema è spirituale ed etico. Niente ragazzi, niente personalismi o sdolcinatezze da ragazzine. Puro e semplice avvicinamento all’estasi. § scrive, parla, racconta tutto ciò che la teoria le suggerisce, ci mette passione e rigore.
§ è lei e non è lei. Di certo § è in ogni singola parola, in ogni frase o sospiro, ma chi vede solo questo non la conosce. Perché appena dopo le parole, appena appena prima di §, c’è una distanza che si chiama pensiero e questa distanza è trasfigurazione. E ciò che di § si mostra è ciò che § vuole far vedere, nulla di meno, nulla di più.
§ è la regia, § è lo show. § gira per la vita avvolta in una calza di nylon tessuta di linguaggio.
Il pubblico plaude, § ricerca e trasmette. Per un attimo sembra perfetto. Nessuno vede al di là delle quinte: § e il sogno crescono al sicuro.
Ma il pubblico è labile e viene presto rapito da un nuovo spettacolo, organizzato e magistralmente diretto da una nuova arrivata, N.
§ vacilla e trema, dio scompare lasciando attorno a sé odore di stantio. § deve cavarsela da sola.
Core 3 della ghianda – kernel version 1.1

1° aggiornamento di sistema. L’amicizia
N è però persona interessante, non lineare. E’ superficie che si apre, è nebulosa in evoluzione, è sentiero tra nuvole e terra. § e N divengono provvisoriamente stella binaria, nuova coppia astrale nel microcosmo cittadino.


§ e la ghianda – raccolta di memorie sconvenienti – 2^ parte


 

Dove si narra di § al di fuori del sogno e del core n°2

Ma fuori dal sogno, fuori dal ragazzo, fuori dal dolore, fuori dalla musica, fuori dalla camera, chi è §?
Fuori dal sogno § c’è e non c’è.
Il suo mondo è altrove, ma nessuno lo sa. Vestita di abiti maschili, indossa menzogne, testa la gente, la mette alla prova. Vive, studia, scrive, si appassiona, discute. Ama la matematica e il mare, la nuda roccia e il vuoto.
§ intesse ragnatele di parole, impara a stare al centro, impara l’attesa.
Gioca come può.
Core 2 della ghianda. Version 1.0

Fuori dal sogno § c’è e non c’è.
Tutto ciò che accade non ha davvero importanza… è solo training, avvicinamento, prova di trasmissione…
§ è nel sogno e il sogno ha bisogno di uscire.
Anni tredici/quattordici, prime prove nell’etere. Il cortometraggio si chiama G.
G è un ragazzo più grande di §, conosciuto per caso. Non è il ragazzo del sogno, non è il dolore, non è la musica; G non cattura le viscere, non nutre le stelle, è però carne ed ossa, è un viso da mettere a fuoco, una bugia meno bugiarda. G può essere il punto d’incontro tra le due dimensioni. § prova a disegnare la realtà con i colori dei suoi fantasmi: G diviene la scusa delle sue assenze, G sono le parole scritte, le lettere che § invia alla sua amica.
La trappola funziona: § è G che scrive, racconta dell’amore, invita a riflettere. G è il filo segreto con l’anima dell’amica, in questo filo le vibrazioni del cuore di §, le sue fantasie, ma anche uno spazio di ascolto e di comprensione per il mondo esterno. § impara, entra  un poco nella vita degli altri. § indaga l’animo umano.
Ma G è menzogna, G non esiste accanto a §. e quando la bugia si rivela, § fugge via, lontano dal mondo, nel suo altrove, nella sua musica. Tra le note il ragazzo, senza un viso definito, senza carne, senza ossa. § lo abbraccia forte. E’ bello in fondo ritornare a casa.
Core 2 della ghianda – kernel version 1.1


due in uno


… come quando si esce tardi tardissimo da un locale … abbracciati l’un altro, un po’ brilli e senza alcuna voglia di tornare a casa si cammina con passo ondulato nella notte, ridendo, scherzando.. un bacio, un pensiero, un ricordo, un bacio ancora…  l’alba ci sorprende e in silenzio, con il sorriso che attraversa con noi le strade e a passo innamorato si va verso casa, due in uno…e non è sogno e non è realtà, ma quell’intima terra che mai si vorrebbe abbandonare.

La mia interpretazione, ovviamente. Non quella dell’autore 😉
In ogni caso una delle mie preferite!

The detuned awakening by Hu Creix