"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

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Da Valrovina fin “su Pradipaldo”


Finalmente dopo settimane di risposo ‘forzato’ sono riuscita a portare i miei passi nuovamente in salita; breve camminata, quella fino a Pradipaldo, da noi allungata un poco perché siamo saliti fino a Brombe anziché puntare direttamente al paese; deviazione non voluta, ma accolta con ironia: le frecce di una misteriosa “caminada fin su pradipaldo”, sembravano messe apposta per confonderci le idee… infatti le abbiamo trovate solo da Pradipaldo in poi e ci hanno condotto fino ai primi ripetitori di Rubbio 😉

Paesaggio ancora invernale nelle nostre colline, di familiare bellezza e sinuosità.

Ecco l’itinerario in dettaglio:

si parte da Valrovina, località Fagarè, si sale per la stradina che si trova sulla dx, subito dopo il ponticello, appena la strada inizia a risalire in direzione della Baracca. Si segue sempre la strada che dopo un po’ diventa sterrata. Lungo la via si incontra qualche casa. Quando si raggiunge una sorta di valico, dove si può notare una vasca da bagno a mo’ di abbeveratoio 😉 , se si vuole arrivare a Pradipaldo velocemente si scende e si attraversa la valle (dall’altra parte si nota infatti il campo sportivo nei pressi della trattoria da Tranquillo (fino a qui un’oretta circa); se invece si vuole proseguire verso Rubbio, come abbiamo fatto noi, basta andare dritti dritti in salita. ad un certo punto si può vedere sulla sx la stradina asfaltata di Brombe… se invece si volesse salire ancora si finisce diretti a Rubbio.

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A Campo Solagna


Anche questa domenica sono riuscita ad andare in montagna!! Non mi sembra vero: due domeniche consecutive…ed era da agosto che non andavo a camminare….

Gite piacevoli, entrambe sul massiccio del Grappa. Entrambe ottime in invernale, esposte al sole e di rapido svolgimento:

1. la scorsa domenica da Borso a Campo Croce per il sentiero n° 90: sentiero facile, in costante leggera salita, in due ore scarse permette di arrivare alla meta. La partenza è da via Appocastello, dove inizia il sentiero ci sono anche un paio di posti auto, ma eventualmente si può lasciare la macchina anche in centro al paese e raggiungere a piedi l’attacco. Il sentiero passa per la zona chiamata Prati di Borso che ospita numerose casette morbidamente adagiate in questo luogo prativo da cui si gode anche una bella vista sulla pianura. Direi obbligata una piccola sosta. Da qui il sentiero prosegue diritto giusto dietro la piccola casera abbandonata che si trova sulla dx appena si arriva nella zona dei prati. Un po’ di neve, ma niente di temibile…non necessarie le ghette…

2. oggi da Pove a Campo Solagna per il sentiero n° 50 – la partenza è nella piazzetta dei Martiri a Pove. Siamo partiti con un vento gelido che ci dava sferzate in viso (temperatura -4°), il passo veloce nel tentativo di scaldarsi in fretta…l’unica felice era Piera che zampettava avanti e indietro e infilava il muso in ogni macchia di neve. Per fortuna man mano che ci si addossava al monte il vento diminuiva e si sentivano invece i benefici raggi del sole. Arrivati al Cornon, il santuario posto poco sopra al paese, si svolta e si entra in un paesaggio diverso: la neve ci accompagna per tutto il sentiero…un paesaggio incantato, silenzioso.


Cima Larici


Un’altra bella gita invernale…

Siamo partiti a camminare dal rif.Larici (1658) che è aperto tutto l’anno; intorno a noi maree di gitanti con le ciaspe si avventuravano sbuffando (chi più, chi meno 😉 ) in direzione della cima…orrore!!! Che si va a fare in montagna se poi ci si ritrova immersi nella folla?

Così appena abbiamo potuto siamo sgusciati verso sx e, seguendo la direzione del sentiero che porta a bocchetta Portule, ci siamo avventurati in un mondo immacolato… la neve era stupenda anche se decisamente abbondante. Io, che sono piccole e leggera, riuscivo a camminare quasi sempre senza intoppi, Emanuele anche; Stefano invece …

Stefano in posizione da salto ad ostacoli

Stefano in posizione da salto ad ostacoli

Comunque prima o dopo siamo siamo tutti sprofondati allegramente! Dopo aver mangiato un panino riscaldandoci al sole

sosta

sosta

siamo ripartiti per sostare nuovamente ad ammirare di tanto in tanto il panorama a nord nord vest

ammucchiata

ammucchiata

per poi abbandonare definitivamente ogni traccia di sentiero per tagliare in discesa attraverso i boschi con una lunga corsa a balzelli e numerose cadute nella neve fresca. Ritornati al rifugio una grande fame si è impossessata di noi ed abbiamo serenamente pranzato alle 15.00 del pomeriggio.

Una gita sicuramente da consigliare a chi conosce i luoghi e sa orientarsi anche quando il senitiero scompare sepolto dalla neve; sicuramente un po’ faticosa in caso di neve abbondante, ma certamente appagante.

Qualche altra foto…

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Rifugio Casarota


Partiamo io, Emanuele e Marco. E’ mattina presto quando ci infiliamo nell’auto, la temperatura esterna è ampiamente sotto lo zero, ma la giornata promette bene, un cielo azzurro azzurro azzurro compare piano piano ai nostri occhi mentre siamo in macchina.

Arriviamo in località Sindech (frazione di Centa San Nicolò) dove lasciamo la macchina per imboccare il sentiero n°442, abbondantemente innevato. Questa volta abbiamo preso a noleggio delle ciaspe…che resteranno nello zaino!! Solo Emanuele proverà a fare 4 passi sotto i nostri sguardi ilari e poi le rimetterà anche lui a riposo. Esperienza ciaspe conclusa, credo per sempre! Tutto sommato si va meglio senza: un paio di buoni scarponi, ghette e passo leggero sono molto meglio.

Ma torniamo a noi…

…iniziamo quindi a salire per un sentiero a tratti ghiacciato, con peste e buchi, assai irregolare insomma, ma fattibile. Presto ci scaldiamo e ci permettiamo qualche brevissima sosta per guardarci attorno. Arriviamo al rif. Casarota e – sorpresa – è aperto! Con una rapida intesa lasciamo nello zaino anche i panini (a far compagnia alle ciaspe 😉 ) e approfittiamo di un buon pasto caldo. Poi, dopo aver chiesto info sulle condizioni del percorso al gestore,  proviamo a proseguire seguendo le tracce sulla neve che portano verso il Becco di Filadonna: una faticaccia enorme data la neve abbondante e la ripidità del percorso. Arrivati quasi ai piedi delle rocce decidiamo di fermarci; una breve sosta per ammirare il panorama e poi torniamo sui nostri passi.