"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

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Civetta: la tentazione continua…


Venerdì 21 e sabato 22 agosto

Dovevamo fare l’anello attorno al Civetta, ma diverse contingenze sfavorevoli, non ultima il tempo, non ci hanno concesso nemmeno quest’anno un simile privilegio… quindi di nuovo la transcivetta! Ma sereni e contenti perchè è sempre uno degli spettacoli più belli delle Dolomiti.

Questa volta però ci concediamo di farla in due giorni, con pernottamento a rif. Tissi. Salendo ognuno speriamo solo che le condizioni atmosferiche siano clementi da lasciarci gustare con calma il panorama una volta arrivati al rifugio. Infatti è così: partiti a camminare alle 9, arriviamo al Tissi poco prima delle due e fino alle sette di sera i nostri occhi oscillano rapiti tra la nord-ovest e lo scenario immenso che si apre dietro al rifugio. Marmolada, Sella, le Tofane… un mondo di meravigliose rocce ci rapisce lo sguardo.

Verso sera si annuvola, ma riusciamo a scorgere alcuni dei fuochi d’artificio che vengono sparati sopra al lago di Alleghe, moooooolto al di sotto di noi 😉 da questa quota sembarno piccoli fiori! Poi le nuvole coprono tutto e i lampi si fanno invadenti; il tempo per andare a dormire e il temporale ci è sopra.

Il mattino seguente il cielo è sereno e presto ci incamminiamo verso il Coldai. Breve sosta e poi giù. Questa volta prendiamo la cabinovia per scendere ad Alleghe e facciamo bene perchè appena smontiamo la pioggia ci raggiunge. con l’autobus arriviamo fino a Listolade e ci concediamo un buon pranzo, poi Max e Lorenzo, sotto la pioggia, raggiungono la macchina a Capana Trieste e ci vengono a prendere.

Bella, bellissima escursione. L’anello completo sarà per il prossimo anno…

Piccola nota: questa volta avevo portato la macchina fotografica con le batterie cariche e anche con delle batterie di riserva… peccato avessi dimenticato di inserire la scheda di memoria 😦

le foto qui sotto sono di Lorenzo, ma mi mancano ancora quelle del 2° giorno…


Anello attorno al Pelmo


Era da un po’ che desideravo portare i miei passi ai piedi di questo gigante solitario e affascinante e finalmente ci sono riuscita.

Partenza alla mattina presto, ma non troppo questa volta, io e Max, in preparazione dell’anello del Civetta che vorremmo fare più avanti. Ci mettiamo in cammino da forcella Staulanza in val Zoldana alle 9.15 (la valle si raggiunge prendendo la strada che sale a sinistra dal paese di Longarone),  e alle 11.45 siamo al rifugio Venezia percorrendo il versante sud che transita in mezzo al bosco fino a sbucare su una zona prativa quasi in prossimità del rifugio. La vista su Pelmetto e Pelmo è molto appagante, ma il sentiero da questo lato, pur essendo tranquillo e ben segnato, è spesso una fanghiglia, la notte prima deve anche aver piovuto… in alcuni punti hanno messo dei tronchi di legno, ma passarvi sopra è un azzardo perché sono alquanto scivolosi, a volte è meglio tentare di aggirarli, ma non sempre si riesce a trovare un passaggio che consenta di evitare la melma. Arrivati nei prati la situazione non migliora molto: sono inzuppati e io immergo nel fango uno scarpone quasi per intero!!

Al rifugio facciamo una breve sosta per mangiare qualcosina, non troppo perché ci aspetta il dislivello maggiore, e per ammirare lo spettacolare panorama dell’Antelao, che è proprio di fronte, e del Sorapiss.

Ora il sentiero si inerpica sotto le pareti, la vegetazione scompare e in breve ci si trova immersi in un ambiente roccioso e più affascinante. Arrivati ad una prima forcella crediamo di aver compiuto la fatica maggiore… pensiero oltremodo sbagliato! Infatti ci aspetta ancora un breve tratto a volte attrezzato con corde fisse e poi una bella salita, davvero ripida, per raggiungere il punto più alto che è la Forcella di val d’Arcia a quota 2474. Qualche goccia di pioggia ci convince a proseguire senza soste; scegliamo di tenere il sentiero di sx, come consigliato dalla guida a nostra disposizione, che taglia una grande zona detritica sotto il versante nord del Pelmo. Passiamo accanto a quallo che una volta doveva essere un ghiacciaio e che ora si mostra invece come una chiazza di neve. Il sentiero qui non è segnato benissimo, evidenetmente le frane e il continuo modificarsi della conformazione del ghiaione non consentono di manetenere una traccia evidente, ma comunque non ci si perde. Qualche tratto divertente su ghiaione e i breve tempo siamo nuovamente su sentiero segnato.

Qui dato che il sole ha nuovamente fatto capolino e che siamo ormai fuori da pericoli ci concediamo finalmente un buon panino e una sosta seria.

Appena risaliti in macchina comincia a diluviare!

In tutto il giro prevede circa 750 m di dislivello; pur essendo un percorso facile non è tuttavia banale: alcuni passaggi nel versante nord-est sono un po’ esposti e abbiamo incontrato qualcuno in difficoltà; le salite alle forcelle richiedono buon fiato.

Noi, togliendo le pause, ci abbiamo impiegato circa 6 ore.


Anello Caldenave, laghetti dell’inferno, lago Nassere


Finalmente ce l’ho fatta: sono tornata a camminare in montagna!! Un bel giro sui Lagorai, montagne sempre entusiasmanti per i panorami che offrono, l’abbondanza d’acqua e la vegetazione lussureggiante, ma anche per la roccia scura, gli sfasciumi e la solitudine che ancora si può assaporare in alcuni sentieri.

L’itinerario, scelto per rimettere in moto gambe e fiato dopo una lunga pausa, è il seguente:

Partenza da località Tedon che si raggiunge proseguendo, sia a destra che a sinistra, dopo il rifugio Cruccolo; lasciata la macchina in uno dei parcheggi in prossimità del ponte di legno abbiamo imboccato il sentiero 332 che procede nel bosco fino a sbucare nella stupenda piana di Caldenave, dove si trova anche la malga omonima e ci si tiene subito verso nord, piegando quindi a sinistra rispetto alla piana, per prendere il sentiero n° 360.  La malga rimane in alto leggermente a destra.

Il sentiero si sale ancora fino ad incontrare i laghetti dell’inferno, davvero suggestivi a dispetto del nome!

Proseguendo  si trova il piccolo baito Lastei, attrezzato anche con una stufa; poco sopra vi è il bivio: a destra si va verso la forcella delle Buse Todesche, a sinistra verso il lago Nassere. Noi in questo punto ci siamo momentaneamente divisi: Isa è andata verso il lago attrezzata per il relax con libro e “plaid” mentre io e Max siamo andati verso la forcella. Il sentiero  che porta alla forcella sale ancora prima di incontrare una sorta di pianoro dove è collocato un piccolo baito, probabilmente nuovo (sulla mia carta non c’è); noi siamo saliti ancora un po’ e poi siamo ritornati sui nostri passi, raggiungendo Isa nei pressi del lago.

Il lago è popolato da tantissimi pesciolini e da qualche grande trota che ogni tanto si fa vedere ed è quasi completamente circondato da rododendri… peccato non fossero in fiore!

Il sentiero di ritorno, chiamato anche Sentiero  Nomadi, passa accanto a malga Nassere che possiede uno spazio di ricovero attrezzato con cucina economica, caminetto, tavola e tavolato per dormire.

Per fare tutto il giro, con calma, soste e deviazioni esplorative, ci abbiamo messo 6 ore. Senza contare la nostra deviazione per la forcella, il dislivello è di circa 750 m.

Qui sotto le poche foto che sono riuscita a scattare: avevo la macchina fotografica scarica 😦


Le vie dei canti


Dal sito è possibile scaricare gratuitamente una guida con itinerari a piedi in Italia e all’estero…

Buon cammino!

clipped from www.thetisdesign.it

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