"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

ero a casa


Vociare di donne, sottofondo costante in questa casa senza porte; oggi ritmi di festa. Noi, nella nostra stanzetta a fare GNIENTE, quel niente speciale che da noi non esiste, che abbiamo dimenticato… ce lo gustiamo tutto senza alcun timore. Dalla finestra voci di bimbi, ci chiamano… Emmanuel, Sara, Anna y Anna… sorride il mio cuore.
E’ bastato davvero poco, giusto qualche respiro, per mettere qui una piccola radice; o forse quel seme che già c’era, attendeva questo sole, sperava questo luogo per liberare se stesso. Sono a casa.
E’ il viaggio di una vita, una di quelle cose congelate per anni dagli eventi. Ne ho altre così, tenute sotto pelle, in timida crescita. Una di queste sei tu. Mi sento fortunata… in me sogni e realtà, in sviluppo dinamico, una mescolanza feconda. Mi sento più forte. Questa luna africana che mi accarezza dolcemente colora di possibilità i miei pensieri, questo vento ne scioglie i grovigli; le persone di qui… la loro dignità, la loro bellezza, la loro umanità… aiutano a rimettere in ordine il mondo, a fare pulizia. Non la semplicità, ma l’essenzialità è il dono più grande.
E poi questo spazio immenso che mi insegna a gestire le distanze; non è più la razionalità impegnata nel calcolo dei chilometri e nemmeno la fantasia che annulla ogni misura… è uno spazio continuo, dove io, te, gli altri affetti siamo come questi villaggi sparsi… l’occhio non li vede, ma le piste ci sono; basta un carro e si può partire… anche a piedi eventualmente, un passo dopo l’altro, senza fretta. E’ il tempo dell’attesa che prepara l’incontro, lo scorrere lento del paesaggio, il posare lo sguardo nella linea dell’orizzonte e sapere che ancora ci sarà terra per il nostro cammino. E intanto andare. Togliendo con pazienza le tante spine che ci assaggiano i piedi nudi, salutando le capre lungo la via e gli arbusti e le acacie e il sole che lascia il suo posto alla luna. Sfiorando le mani della gente che arriva, con un gesto delicato che non sa di possesso, che dà e che prende, senza togliere. Un semplice, gentile contatto tra viandanti.

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