"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

mondi




Hai regalato i tuoi suoni al mondo di sopra
un eco profondo si sparge nell’aria
rovescia i pensieri, scombina i colori.

Il bianco ed il nero, a lungo distanti
son ora costretti a darsi la mano,
son rotti i confini,
aperta è la terra
sotto ai miei piedi.

Ti ho visto braccato
ferito
smembrato
mangiato
per un tempo infinito
perduto lì sotto
vestito di niente
avanzare atterrito.

Per ben sette anni ho vissuto quassù
nella neve dei monti circondati di sole
in un nido di rami portati volando
da quel mondo laggiù dove ho le radici
dove seguivo le ombre vagare oscillando.

Ho lasciato da poco quel candido letto
sospeso nel vuoto e le notti leggere
tessute d’incanto,
troppo forte era il suono
delle grida, del pianto…
son caduta di nuovo per quel canto d’amore
che ascoltavo salire dalle brecce nel suolo.

Uno schianto potente, un tumulto di note
penetrate nel cuore, risalite con forza
da quelle radici che eran cresciute,
da lassù non sapevo!
ero cieca di tutto, abbagliata dal sole.

Forse era tempo di tornare giù in fondo
di ridare coraggio ad un altro sentire
che mescoli ancora il bianco ed il nero
perché non c’è pelle senza paura
non c’è amore senza tristezza
nel mondo di sotto, nel mondo di sopra
siamo sempre protetti da drappi pesanti
di un solo colore.

Non sei solo un caso, amico lontano,
chissà se anche tu hai sentito il rumore
della terra squarciata, di me che cadevo
se da quello spiraglio potrà mai entrare
pure un raggio di sole che asciughi il tuo pianto.

Io, intanto, mi sporco le mani
raccolgo la terra trovata quaggiù
la porto con cura sulla crosta del mondo
ricopro le pietre, preparo un alcova
proverò ad esser pianta nella terra di mezzo
ancora una volta esposta alla luce
spero il vento sia caldo e la pioggia gentile.

Non avrò tutti i petali dell’estate di un tempo
non sarà più una danza di colori sgargianti
sarò un fiore alieno cresciuto nell’ombra
dalla forma sinuosa, dal profumo straniero
che le mani di un uomo potranno sfiorare
solamente la sera fra le luci soffuse.

Terrò le radici e il nido di rami
delle mie scure foglie di rugiada bagnate
certamente avrò cura nei giorni a venire
ti attendo, lo sai, in questa terra di mezzo
sento che presto potresti tornare
anche tu qui di sopra, anche tu come fiore
dal dolce profumo di tristezza e di miele
e non importa se non sarò a te vicino
tremeranno li sotto, nello stesso momento
le mie radici e tue.

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