"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

Un’unica scena


Mi piace l’idea di incontrarti a Venezia.
Non perché sia la città degli incontri romantici, degli innamorati malinconici, delle avventure indiscrete. No. Venezia è per me topos primordiale.
Quando ero liceale vi dirigevo immancabilmente le mie esplorazioni in quelle giornate (ed erano molte) in cui  le aule scolastiche mi parevano terribilmente strette e inadeguate a soddisfare le tante richieste del mio appetito curioso. Lì studiavo a modo mio la vita e suoi risvolti. Venezia è stata città di perdizione e di ritrovamento, uno dei tanti miei universi paralleli.
E tu sei un mio universo parallelo, spazio di perdizione e di ritrovamento, risvolto imprevedibile della vita.

So che mi attendi fuori dalla stazione, non so bene dove, nella luce pacata del pomeriggio. Che ci sia il sole e il vento caldo dell’estate o quella nebbia infida che inumidisce le calli e rende vaghi i contorni non saprei dire. Dentro me ci sei tu.
Qualche dubbio sull’opportunità o meno di questo incontro, nessun dubbio sul come riconoscerti.
Indosso quella gonna di fustagno blu, lunga, con una lunga fila di bottoni davanti. Ne ho lasciato aperto uno più del solito, per meglio salire e scendere i ponti, mi dico. Porto quella mantellina di rete di lana con il cappuccio, le sue sfumature blu e viola mi aiutano a non essere troppo definita. Il mio berretto grigio con il frontino in testa.
Esco dalla stazione. Apro il mio sguardo a Venezia, respiro l’odore della laguna. Scendo qualche gradino, leggera. So già che mi hai vista.  Lascio a te il compito di quando presentarti ai miei occhi, così come ti sei presentato nella mia vita. Inatteso e travolgente.
Per qualche istante restiamo sospesi, uno di fronte all’altro, nemmeno Venezia è pronta a questo sentire. Lasciamo che il silenzio permetta alle vibrazioni accumulate di condensarsi attorno a noi; piccole onde che rimbalzano tra me e te, piccole onde che sottolineano quanto già sapevamo. Pochi attimi solamente per divenire un’unica forma, il mio viso nell’incavo del tuo collo. Pelle su pelle. Lasciamo Venezia scendere si di noi con le sue labbra mute.

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