"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

Anello attorno al Pelmo


Era da un po’ che desideravo portare i miei passi ai piedi di questo gigante solitario e affascinante e finalmente ci sono riuscita.

Partenza alla mattina presto, ma non troppo questa volta, io e Max, in preparazione dell’anello del Civetta che vorremmo fare più avanti. Ci mettiamo in cammino da forcella Staulanza in val Zoldana alle 9.15 (la valle si raggiunge prendendo la strada che sale a sinistra dal paese di Longarone),  e alle 11.45 siamo al rifugio Venezia percorrendo il versante sud che transita in mezzo al bosco fino a sbucare su una zona prativa quasi in prossimità del rifugio. La vista su Pelmetto e Pelmo è molto appagante, ma il sentiero da questo lato, pur essendo tranquillo e ben segnato, è spesso una fanghiglia, la notte prima deve anche aver piovuto… in alcuni punti hanno messo dei tronchi di legno, ma passarvi sopra è un azzardo perché sono alquanto scivolosi, a volte è meglio tentare di aggirarli, ma non sempre si riesce a trovare un passaggio che consenta di evitare la melma. Arrivati nei prati la situazione non migliora molto: sono inzuppati e io immergo nel fango uno scarpone quasi per intero!!

Al rifugio facciamo una breve sosta per mangiare qualcosina, non troppo perché ci aspetta il dislivello maggiore, e per ammirare lo spettacolare panorama dell’Antelao, che è proprio di fronte, e del Sorapiss.

Ora il sentiero si inerpica sotto le pareti, la vegetazione scompare e in breve ci si trova immersi in un ambiente roccioso e più affascinante. Arrivati ad una prima forcella crediamo di aver compiuto la fatica maggiore… pensiero oltremodo sbagliato! Infatti ci aspetta ancora un breve tratto a volte attrezzato con corde fisse e poi una bella salita, davvero ripida, per raggiungere il punto più alto che è la Forcella di val d’Arcia a quota 2474. Qualche goccia di pioggia ci convince a proseguire senza soste; scegliamo di tenere il sentiero di sx, come consigliato dalla guida a nostra disposizione, che taglia una grande zona detritica sotto il versante nord del Pelmo. Passiamo accanto a quallo che una volta doveva essere un ghiacciaio e che ora si mostra invece come una chiazza di neve. Il sentiero qui non è segnato benissimo, evidenetmente le frane e il continuo modificarsi della conformazione del ghiaione non consentono di manetenere una traccia evidente, ma comunque non ci si perde. Qualche tratto divertente su ghiaione e i breve tempo siamo nuovamente su sentiero segnato.

Qui dato che il sole ha nuovamente fatto capolino e che siamo ormai fuori da pericoli ci concediamo finalmente un buon panino e una sosta seria.

Appena risaliti in macchina comincia a diluviare!

In tutto il giro prevede circa 750 m di dislivello; pur essendo un percorso facile non è tuttavia banale: alcuni passaggi nel versante nord-est sono un po’ esposti e abbiamo incontrato qualcuno in difficoltà; le salite alle forcelle richiedono buon fiato.

Noi, togliendo le pause, ci abbiamo impiegato circa 6 ore.

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