"We do not see the things as they are, we see the things as WE are." Anais Nin

vaio di pelagatta


luglio 2008

Partiamo in tre, io, Emanuele e mio figlio Giacomo. Siamo nella settimana di allenamento pre-trekking e decidiamo di affrontare qualcosa sul Carega. Il tempo è decente, ci avviamo verso l’omo e la dona…

l'omo

l'omo

Dopo aver consultato la guida del cai vicentino decidiamo per questo vaio poco conosciuto.

L’inizio si pesenta divertente: qualche masso da scalare, ma ben solido. proseguiamo per un tratto fino a trovare le tracce del sentiero così come descritto sulla guida, con molta cautela perchè siamo sempre in buona esposizione, procediamo lasciando il canalone principale e ci inoltriamo per un ardito canaloncino che diventa sempre più erto, franoso e stretto. Ci guardiamo dubbiosi, ma ormai è impossibile tornare indietro…concentratissimi avanziamo, rotola qualche sasso, qualche appiglio cede…guardare indietro è proibitivo! La tensione è alta…dopo aver superato un tratto davvero insidioso (probabilmente è franato giù tutto!) arriviamo ad un bivio a y, in alto si intravedono i mughi della conca dove dovremmo sbucare, Emanuele imbocca il canaloncino si sx, noi attendiamo a distanza perchè un grosso masso si trova in bilico…ci consiglia di andare a dx…faccio due passi e metto il piede su uno strato di ghiano sottile che, data la pendenza, mi fa arretrare. Mi femo imprecando e…sulla sx vedo un segnavia c.a.i.!! Con coraggio allora imbocchiamo pure noi la via di Emanuele, sperando che il masso, spaccato in più punti, regga il nostro peso. Ancora pochi metri di tensione e…sbuchiamo in questa conca meravigliosa, piena di mughi e di fiori, ci sono pure le orchidee!!! A noi sembra ancor più bella perchè finalmente camminiamo e non dobbiamo più arrancare a quattro zampe con tutti i muscoli tesi.

Ci è andata bene! Di foto nemmeno una, ma nel nostro ricordo alcuni momenti saranno indelebili!

Mangiamo al rifugio e poi scendiamo per il sentiero dell’omo e la dona.

Escursione che richiede una buona esperienza escursionistico-alpinistica per la totale assenza di attrezzature e la franosità del vajo.

Gradirei molto avere altri pareri, commenti… sapere se è vero che era franato tutto come abbiamo ipotizzato noi o se quelle sono le normali condizioni del vajo. Insomma, se avete notizie postate qui sotto. GRAZIE!

4 Risposte

  1. parise giorgio CAI Dueville

    18.11.2011
    Ieri, domenica 17 luglio 2011 ho rifatto il vaio di Pelagatta. L’avevo già fatto altre volte, la prima circa vent’anni fa.
    il vaio di Pelagatta è sempre stato difficile e pericoloso. (non ci sono corde di sicurezza)
    Rispetto a ventanni fà alcune parti di sentiero sono franate per cui è spesso necessario percorrere il fondo ripido del vaio con roccette e salti misti di roccia, terra e ghiaia.
    Alla classificazione attuale delle tabelle EE io ci aggiungerei un A- perchè, a mio avviso oltre all’uso del casco (per i sassi che chi è davanti ti può far cadere in testa) è necessario avere l’esperienza dell’escursionismo avanzato per questo tipo di percorsi molto ripidi e franosi con alcuni passaggi di sentiero da saper riconoscere e interpretare.
    Per l’escursionista esperto dal piede fermo abituato a fare anche i sentieri attrezzati è comunque fattibile con la dovuta attenzione e ti lascia la gratificante sensazione di aver fatto qualcosa di diverso.

    18 luglio 2011 alle 5:53 pm

  2. Grazie!!! finalmente dopo 3 anni ricevo notizia di qualcun altro che ha percorso questo vaio🙂
    Effettivamente è una grande soddisfazione arrivare in cima, la tensione di quel giorno è derivata dal fatto che ci aspettavamo qualcosa di meno impegnativo… senz’altro se avessi saputo non ci avrei portato mio figlio ad esempio…
    Quindi la rabbia e il mio giudizio a caldo derivano soprattutto dal fatto che nella guida CAI in mio possesso sembrava essere un percorso assai differente da quello che poi in realtà si è rivelato; il mio avviso in rosso quindi è forse un po’ troppo perentorio ma, come ben scrivi anche tu, non è certamente una via da farsi se non si ha una buona esperienza .. e un minio di attrezzatura.
    Mi fa piacere comunque di poter condividere con qualcuno questa mia impressione e anche la sensazione che nella guida qualcosa di più poteva essere specificato.
    Buone camminate!!

    18 luglio 2011 alle 9:04 pm

  3. matias

    Ciao! Mi chiamo Matias, sono di Verona. Ho fatto il Vaio decine di volte in vita mia ed proprio oggi l’ho ripercorso con la mia ragazza. Devo dire che, per la sua presenza, ero abbastanza teso🙂

    In ogni caso… il vaio peggiora di anno in anno, addirittura questa volta ho trovato il canalone di ingresso all’impluvio completamente franato. Si,è pericoloso, serve esperienza e prudenza.

    In ogni caso, conoscendolo, è uno degli itinerari più affascinanti del Carega.

    Magari ora che sai cosa aspettarti potrai provare a ripercorrerlo con maggiore calma, apprezzandone appieno la bellezza.

    Ma mi raccomando, molta prudenza, sempre!

    30 agosto 2011 alle 9:01 pm

    • Ciao Matias, grazie del tuo aggiornamento riguardo allo stato del vajo🙂 … in effetti, per un percorso di questo genere sarebbe bene avere informazioni “fresche” prima di intraprendere la risalita.
      E’ un bun suggerimento il tuo, quello di provare a percorrerlo una seconda volta con la consapevolezza di ciò che questo vajo può offrire in bellezza e in difficoltà… ci penserò seriamente. La mia apprensione, come ho scritto, era soprattutto legata al fatto di avere con me mio figlio e quindi ben comprendo quando ammetti che essere lì con la tua ragazza ha generato anche in te una certa tensione😉

      Comunque ti dò ragione: è un percorso affascinante e spesso negli anni mi è tornato in mente. Non ho scattato alcuna foto quel giorno, ma ho delle immagini ben impresse nella memoria.

      31 agosto 2011 alle 6:38 am

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