Da Valrovina fin “su Pradipaldo”
Finalmente dopo settimane di risposo ‘forzato’ sono riuscita a portare i miei passi nuovamente in salita; breve camminata, quella fino a Pradipaldo, da noi allungata un poco perché siamo saliti fino a Brombe anziché puntare direttamente al paese; deviazione non voluta, ma accolta con ironia: le frecce di una misteriosa “caminada fin su pradipaldo”, sembravano messe apposta per confonderci le idee… infatti le abbiamo trovate solo da Pradipaldo in poi e ci hanno condotto fino ai primi ripetitori di Rubbio
Paesaggio ancora invernale nelle nostre colline, di familiare bellezza e sinuosità.
Ecco l’itinerario in dettaglio:
si parte da Valrovina, località Fagarè, si sale per la stradina che si trova sulla dx, subito dopo il ponticello, appena la strada inizia a risalire in direzione della Baracca. Si segue sempre la strada che dopo un po’ diventa sterrata. Lungo la via si incontra qualche casa. Quando si raggiunge una sorta di valico, dove si può notare una vasca da bagno a mo’ di abbeveratoio
, se si vuole arrivare a Pradipaldo velocemente si scende e si attraversa la valle (dall’altra parte si nota infatti il campo sportivo nei pressi della trattoria da Tranquillo (fino a qui un’oretta circa); se invece si vuole proseguire verso Rubbio, come abbiamo fatto noi, basta andare dritti dritti in salita. ad un certo punto si può vedere sulla sx la stradina asfaltata di Brombe… se invece si volesse salire ancora si finisce diretti a Rubbio.
Cima d’Asta
5 e 6 settembre 2009
Cielo mozzafiato per due interi giorni: incredibile!!!
Partiamo con moltissima calma, proprio in stile vacanziero, io, Giacomo e Max; era un nostro obiettivo di quest’anno e il tempo è stato davvero super…
Iniziamo a camminare da Malga Sorgazza quasi verso le 11.00, le previsioni sono ottime e quindi ci gustiamo il cammino e il panorama, senza preoccupazioni. Giacomo, che è appena tornato da un pezzo di translagorai fatta con il papà, è un po’ provato, ma le molte soste ci permettono di assaporare appieno i colori delle rocce, i contrasti di blu, verde e bianco e la fresca acqua del torrente.
Il sentiero inizia lungo una strada forestale fino alla casetta della teleferica (circa 0.40 min) e poi inizia a salire, dapprima in mezzo al bosco e successivamente, con una ripida serpentina, ci porta nel Valon di Cima d’Asta. Qui, dopo una sosta al torrente, decidiamo di salire per i lastroni e di riservarci il più comodo trodo degli asini per il ritorno. Il dislivello da malga Sorgazza fino al rif. Ottone Brentari è di 1040 m.
Arriviamo al rifugio nel primo pomeriggio e con piacere assistiamo ad uno spettacolo di letture e canti di montagna. Dopo cena la luna fa capolino da dietro le pareti e una scalata in notturna di 4 baldi giovani ci intrattiene fino a ora di dormire.
Il mattino dopo partiamo per la cima, un vento freddo ci incalza, ma Giacomo oggi procede bene. Dopo la forcelletta scopro che il pezzo attrezzato è stato messo a nuovo e senza difficoltà arriviamo in breve tempo sotto la cima. La salita è erta, ma non particolarmente difficile: si procede su grandi blocchi di pietra e a volte su gradinate. Una volta in vetta il panorama è meraviglioso! Speldida è la vista a 360°: Dolomiti di Brenta, Adamello, Latemar, Catinaccio, Sassolungo e Sassopiatto, Sella, Marmolada, Civetta… e, proprio sotto di noi, la catena dei Lagorai, con il Cauriol, Cima Cece… Ero già stata qui, ben 13 anni fa, e non avevo visto nulla di tutto questo per via di una nebbia assai antipatica.
Il ritorno è un po’ lungo (1400 m circa), ma l’energia ricevuta in questi due giorni ci sostiene e, dopo aver mangiato qualcosa al rifugio, alle 16.00 siamo nuovamente alla macchina.
- partenza
- la salita
- giacomo sull’ultimo tratto dei lastroni
- il rif. Brentari salendo alla forcella
- il lago salendo alla forcella
- prima della cima
- io e max in vetta
- le Pale
- panorama
- Marmolada
- le Pale
- il Sella
- ciuffolotti
- giacomo
Civetta: la tentazione continua…
Venerdì 21 e sabato 22 agosto
Dovevamo fare l’anello attorno al Civetta, ma diverse contingenze sfavorevoli, non ultima il tempo, non ci hanno concesso nemmeno quest’anno un simile privilegio… quindi di nuovo la transcivetta! Ma sereni e contenti perchè è sempre uno degli spettacoli più belli delle Dolomiti.
Questa volta però ci concediamo di farla in due giorni, con pernottamento a rif. Tissi. Salendo ognuno speriamo solo che le condizioni atmosferiche siano clementi da lasciarci gustare con calma il panorama una volta arrivati al rifugio. Infatti è così: partiti a camminare alle 9, arriviamo al Tissi poco prima delle due e fino alle sette di sera i nostri occhi oscillano rapiti tra la nord-ovest e lo scenario immenso che si apre dietro al rifugio. Marmolada, Sella, le Tofane… un mondo di meravigliose rocce ci rapisce lo sguardo.
Verso sera si annuvola, ma riusciamo a scorgere alcuni dei fuochi d’artificio che vengono sparati sopra al lago di Alleghe, moooooolto al di sotto di noi
da questa quota sembarno piccoli fiori! Poi le nuvole coprono tutto e i lampi si fanno invadenti; il tempo per andare a dormire e il temporale ci è sopra.
Il mattino seguente il cielo è sereno e presto ci incamminiamo verso il Coldai. Breve sosta e poi giù. Questa volta prendiamo la cabinovia per scendere ad Alleghe e facciamo bene perchè appena smontiamo la pioggia ci raggiunge. con l’autobus arriviamo fino a Listolade e ci concediamo un buon pranzo, poi Max e Lorenzo, sotto la pioggia, raggiungono la macchina a Capana Trieste e ci vengono a prendere.
Bella, bellissima escursione. L’anello completo sarà per il prossimo anno…
Piccola nota: questa volta avevo portato la macchina fotografica con le batterie cariche e anche con delle batterie di riserva… peccato avessi dimenticato di inserire la scheda di memoria
le foto qui sotto sono di Lorenzo, ma mi mancano ancora quelle del 2° giorno…
- Capanna Trieste – la partenza
- il rif. Vazzoler
- il rif.Tissi
- io e max
- amici gracchi
- stelle alpine
Anello attorno al Pelmo
Era da un po’ che desideravo portare i miei passi ai piedi di questo gigante solitario e affascinante e finalmente ci sono riuscita.
Partenza alla mattina presto, ma non troppo questa volta, io e Max, in preparazione dell’anello del Civetta che vorremmo fare più avanti. Ci mettiamo in cammino da forcella Staulanza in val Zoldana alle 9.15 (la valle si raggiunge prendendo la strada che sale a sinistra dal paese di Longarone), e alle 11.45 siamo al rifugio Venezia percorrendo il versante sud che transita in mezzo al bosco fino a sbucare su una zona prativa quasi in prossimità del rifugio. La vista su Pelmetto e Pelmo è molto appagante, ma il sentiero da questo lato, pur essendo tranquillo e ben segnato, è spesso una fanghiglia, la notte prima deve anche aver piovuto… in alcuni punti hanno messo dei tronchi di legno, ma passarvi sopra è un azzardo perché sono alquanto scivolosi, a volte è meglio tentare di aggirarli, ma non sempre si riesce a trovare un passaggio che consenta di evitare la melma. Arrivati nei prati la situazione non migliora molto: sono inzuppati e io immergo nel fango uno scarpone quasi per intero!!
Al rifugio facciamo una breve sosta per mangiare qualcosina, non troppo perché ci aspetta il dislivello maggiore, e per ammirare lo spettacolare panorama dell’Antelao, che è proprio di fronte, e del Sorapiss.
Ora il sentiero si inerpica sotto le pareti, la vegetazione scompare e in breve ci si trova immersi in un ambiente roccioso e più affascinante. Arrivati ad una prima forcella crediamo di aver compiuto la fatica maggiore… pensiero oltremodo sbagliato! Infatti ci aspetta ancora un breve tratto a volte attrezzato con corde fisse e poi una bella salita, davvero ripida, per raggiungere il punto più alto che è la Forcella di val d’Arcia a quota 2474. Qualche goccia di pioggia ci convince a proseguire senza soste; scegliamo di tenere il sentiero di sx, come consigliato dalla guida a nostra disposizione, che taglia una grande zona detritica sotto il versante nord del Pelmo. Passiamo accanto a quallo che una volta doveva essere un ghiacciaio e che ora si mostra invece come una chiazza di neve. Il sentiero qui non è segnato benissimo, evidenetmente le frane e il continuo modificarsi della conformazione del ghiaione non consentono di manetenere una traccia evidente, ma comunque non ci si perde. Qualche tratto divertente su ghiaione e i breve tempo siamo nuovamente su sentiero segnato.
Qui dato che il sole ha nuovamente fatto capolino e che siamo ormai fuori da pericoli ci concediamo finalmente un buon panino e una sosta seria.
Appena risaliti in macchina comincia a diluviare!
In tutto il giro prevede circa 750 m di dislivello; pur essendo un percorso facile non è tuttavia banale: alcuni passaggi nel versante nord-est sono un po’ esposti e abbiamo incontrato qualcuno in difficoltà; le salite alle forcelle richiedono buon fiato.
Noi, togliendo le pause, ci abbiamo impiegato circa 6 ore.
- Pelmetto
- fessura tra Pelmetto e Pelmo
- rifugio Venezia
- Antelao
- vista sulla prima forcella
- Forcella d’Arcia
- il sentiero dalla focella D’Arcia verso il ghiacciaio
Anello Caldenave, laghetti dell’inferno, lago Nassere
Finalmente ce l’ho fatta: sono tornata a camminare in montagna!! Un bel giro sui Lagorai, montagne sempre entusiasmanti per i panorami che offrono, l’abbondanza d’acqua e la vegetazione lussureggiante, ma anche per la roccia scura, gli sfasciumi e la solitudine che ancora si può assaporare in alcuni sentieri.
L’itinerario, scelto per rimettere in moto gambe e fiato dopo una lunga pausa, è il seguente:
Partenza da località Tedon che si raggiunge proseguendo, sia a destra che a sinistra, dopo il rifugio Cruccolo; lasciata la macchina in uno dei parcheggi in prossimità del ponte di legno abbiamo imboccato il sentiero 332 che procede nel bosco fino a sbucare nella stupenda piana di Caldenave, dove si trova anche la malga omonima e ci si tiene subito verso nord, piegando quindi a sinistra rispetto alla piana, per prendere il sentiero n° 360. La malga rimane in alto leggermente a destra.
Il sentiero si sale ancora fino ad incontrare i laghetti dell’inferno, davvero suggestivi a dispetto del nome!
Proseguendo si trova il piccolo baito Lastei, attrezzato anche con una stufa; poco sopra vi è il bivio: a destra si va verso la forcella delle Buse Todesche, a sinistra verso il lago Nassere. Noi in questo punto ci siamo momentaneamente divisi: Isa è andata verso il lago attrezzata per il relax con libro e “plaid” mentre io e Max siamo andati verso la forcella. Il sentiero che porta alla forcella sale ancora prima di incontrare una sorta di pianoro dove è collocato un piccolo baito, probabilmente nuovo (sulla mia carta non c’è); noi siamo saliti ancora un po’ e poi siamo ritornati sui nostri passi, raggiungendo Isa nei pressi del lago.
Il lago è popolato da tantissimi pesciolini e da qualche grande trota che ogni tanto si fa vedere ed è quasi completamente circondato da rododendri… peccato non fossero in fiore!
Il sentiero di ritorno, chiamato anche Sentiero Nomadi, passa accanto a malga Nassere che possiede uno spazio di ricovero attrezzato con cucina economica, caminetto, tavola e tavolato per dormire.
Per fare tutto il giro, con calma, soste e deviazioni esplorative, ci abbiamo messo 6 ore. Senza contare la nostra deviazione per la forcella, il dislivello è di circa 750 m.
Qui sotto le poche foto che sono riuscita a scattare: avevo la macchina fotografica scarica
- il lago Nassere
- Isa in relax
- la piana di Caldenave
- lago verso la forcella delle Buse Todesche
Fanfare Ciocarlia in concerto
Venerdì 31 luglio alle ore 14.00, nell’ambito della rassegna I SUONI DELLE DOLOMITI, suonerà la brass band balcanica
Fanfare ciocarlia.
cliccando sulla foto entrate nel loro spazio su myspace
Un appuntamento da non perdere!!
Ecco le indicazioni per arrivare:
Data: 31 Lug 2009 14:00
Luogo: Lagolo (TN)
Indirizzo: Monpiana-Prà dei Tondi (mt. 1000 slm)
View Larger Map
I suoni delle Dolomiti
Anche quest’anno l’idea di coniugare musica e montagna ha preso il via. Numerosi ed interessanti sono gli eventi proposti dalla rassegna.

Chi volesse vedere il programma completo può andare sul sito dedicato; oltre al programma troverà ovviamente i luoghi degli eventi, una piccola presentazione degli artisti e le informazioni per raggiungere il posto.
Le vie dei canti
Buon cammino!
|
A Campo Solagna
Anche questa domenica sono riuscita ad andare in montagna!! Non mi sembra vero: due domeniche consecutive…ed era da agosto che non andavo a camminare….
- Max sul sentiero per Campo Solagna
Gite piacevoli, entrambe sul massiccio del Grappa. Entrambe ottime in invernale, esposte al sole e di rapido svolgimento:
1. la scorsa domenica da Borso a Campo Croce per il sentiero n° 90: sentiero facile, in costante leggera salita, in due ore scarse permette di arrivare alla meta. La partenza è da via Appocastello, dove inizia il sentiero ci sono anche un paio di posti auto, ma eventualmente si può lasciare la macchina anche in centro al paese e raggiungere a piedi l’attacco. Il sentiero passa per la zona chiamata Prati di Borso che ospita numerose casette morbidamente adagiate in questo luogo prativo da cui si gode anche una bella vista sulla pianura. Direi obbligata una piccola sosta. Da qui il sentiero prosegue diritto giusto dietro la piccola casera abbandonata che si trova sulla dx appena si arriva nella zona dei prati. Un po’ di neve, ma niente di temibile…non necessarie le ghette…
2. oggi da Pove a Campo Solagna per il sentiero n° 50 – la partenza è nella piazzetta dei Martiri a Pove. Siamo partiti con un vento gelido che ci dava sferzate in viso (temperatura -4°), il passo veloce nel tentativo di scaldarsi in fretta…l’unica felice era Piera che zampettava avanti e indietro e infilava il muso in ogni macchia di neve. Per fortuna man mano che ci si addossava al monte il vento diminuiva e si sentivano invece i benefici raggi del sole. Arrivati al Cornon, il santuario posto poco sopra al paese, si svolta e si entra in un paesaggio diverso: la neve ci accompagna per tutto il sentiero…un paesaggio incantato, silenzioso.
Sentiero SOSAT e bocchette centrali
fra poco, un anno fa…agosto 2007
Verso ferragosto, data imprecisata, mattina: sono a casa davanti al computer; squilla il cellulare e, inaspettata, giunge alle mie orecchie una voce che mi invita ad andare tre giorni sulle Dolomiti di Brenta. Dovrei raggiungere Emanuele e Marco al Tuckett, loro infatti sono già in cammino da Molveno!
Due secondi, due, di indecisione e poi via a preparare lo zaino. Unico intoppo: il servosterzo della macchina che va e non va…non piacevole con tutte le curve da affrontare per arrivare a Madonna di Campiglio. Pazienza, il desiderio di andare è grande.
Parto di corsa, devo riuscire a prendere la funivia prima che chiuda! Mi sembra di non arrivare mai e invece ce la faccio; salgo sola e quando scendo percorro il sentiero fino al rifugio di corsa, arrivo infatti in poco tempo e ben affannata. Poco importa, ci sono e domani si cammina!
L’indomani il tempo è assai incerto e non ci fidiamo ad intraprendere la Via delle bocchette alte, ripeghiamo quindi sul sentiero attrezzato SOSAT con meta il rifugio Alimonta. Il sentiero è divertente e, anche se il tempo non ci consente grandi visuali, procediamo allegri.
Finito il sentiero facciamo una sosta per mangiare, Emanuele si mette ai fornelli e prepara un’ottima zuppa di fagioli liofilizzata!
Sopra la sua testa, scorgo un fiore bellissimo che poi scopro essere il raponzolo di roccia!
Arrivati all’Alimonta, rifugio privato davvero carino ed accogliente, facciamo due passi ancora per vedere l’attacco delle bocchette, il cielo ora è limpido e il panorama stupendo.
Il giorno dopo, di mattina presto, ci incamminiamo verso l’attacco delle bocchette centrali; superato il ghiaione ci troviamo a dover attraversare un piccolo tratto completamente ghiacciato e poi finalmente infiliamo l’imbrago e iniziamo la ferrata che si presenta da subito assai bella e suggestiva. purtroppo il tempo non è granchè e quindi non possiamo godere appieno delle meravigliose montagne che ci sovrastano. proseguiamo su cenge esposte ma dove i piedi poggiano bene
ed ecco che ad un tratto riusciamo ad intravedere il campanile basso
Finita la ferrata ci attende un altra sorpresa: vediamo tantissimi camosci!!!
Dopodichè ci lanciamo giù verso il rif. Brentei e poi a valle.
Sono stati tre giorni davvero speciali, di quelli che ricaricano di energia per molte settimane…
Castelloni di san Marco – Altopiano di Asiago
luglio 2008
Gita sociale assieme a colleghe e figli…luoghi sempre molto suggestivi. Facile escursione di 3-4 ore: assolutamente da fare!
Strada per Gallio, poi fino a Campomulo. da qui seguire le indicazioni per l’Ortigara, la strada è sterrata e l’avvicinamento è lungo. Porre attenzione ad un bivio perchè bisogna seguire le indicazioni a dx per malga Fossetta, il cartello era crollato e quindi non facilmente visibile. Ancora sterrato. Si lascia la macchina nei pressi della malga e si imbocca il sentiero
vaio di pelagatta
luglio 2008
Partiamo in tre, io, Emanuele e mio figlio Giacomo. Siamo nella settimana di allenamento pre-trekking e decidiamo di affrontare qualcosa sul Carega. Il tempo è decente, ci avviamo verso l’omo e la dona…
Dopo aver consultato la guida del cai vicentino decidiamo per questo vaio poco conosciuto.
L’inizio si pesenta divertente: qualche masso da scalare, ma ben solido. proseguiamo per un tratto fino a trovare le tracce del sentiero così come descritto sulla guida, con molta cautela perchè siamo sempre in buona esposizione, procediamo lasciando il canalone principale e ci inoltriamo per un ardito canaloncino che diventa sempre più erto, franoso e stretto. Ci guardiamo dubbiosi, ma ormai è impossibile tornare indietro…concentratissimi avanziamo, rotola qualche sasso, qualche appiglio cede…guardare indietro è proibitivo! La tensione è alta…dopo aver superato un tratto davvero insidioso (probabilmente è franato giù tutto!) arriviamo ad un bivio a y, in alto si intravedono i mughi della conca dove dovremmo sbucare, Emanuele imbocca il canaloncino si sx, noi attendiamo a distanza perchè un grosso masso si trova in bilico…ci consiglia di andare a dx…faccio due passi e metto il piede su uno strato di ghiano sottile che, data la pendenza, mi fa arretrare. Mi femo imprecando e…sulla sx vedo un segnavia c.a.i.!! Con coraggio allora imbocchiamo pure noi la via di Emanuele, sperando che il masso, spaccato in più punti, regga il nostro peso. Ancora pochi metri di tensione e…sbuchiamo in questa conca meravigliosa, piena di mughi e di fiori, ci sono pure le orchidee!!! A noi sembra ancor più bella perchè finalmente camminiamo e non dobbiamo più arrancare a quattro zampe con tutti i muscoli tesi.
Ci è andata bene! Di foto nemmeno una, ma nel nostro ricordo alcuni momenti saranno indelebili!
Mangiamo al rifugio e poi scendiamo per il sentiero dell’omo e la dona.
Escursione che richiede una buona esperienza escursionistico-alpinistica per la totale assenza di attrezzature e la franosità del vajo.
Gradirei molto avere altri pareri, commenti… sapere se è vero che era franato tutto come abbiamo ipotizzato noi o se quelle sono le normali condizioni del vajo. Insomma, se avete notizie postate qui sotto. GRAZIE!
Cima Larici
Un’altra bella gita invernale…
Siamo partiti a camminare dal rif.Larici (1658) che è aperto tutto l’anno; intorno a noi maree di gitanti con le ciaspe si avventuravano sbuffando (chi più, chi meno
) in direzione della cima…orrore!!! Che si va a fare in montagna se poi ci si ritrova immersi nella folla?
Così appena abbiamo potuto siamo sgusciati verso sx e, seguendo la direzione del sentiero che porta a bocchetta Portule, ci siamo avventurati in un mondo immacolato… la neve era stupenda anche se decisamente abbondante. Io, che sono piccole e leggera, riuscivo a camminare quasi sempre senza intoppi, Emanuele anche; Stefano invece …

Stefano in posizione da salto ad ostacoli
Comunque prima o dopo siamo siamo tutti sprofondati allegramente! Dopo aver mangiato un panino riscaldandoci al sole

sosta
siamo ripartiti per sostare nuovamente ad ammirare di tanto in tanto il panorama a nord nord vest

ammucchiata
per poi abbandonare definitivamente ogni traccia di sentiero per tagliare in discesa attraverso i boschi con una lunga corsa a balzelli e numerose cadute nella neve fresca. Ritornati al rifugio una grande fame si è impossessata di noi ed abbiamo serenamente pranzato alle 15.00 del pomeriggio.
Una gita sicuramente da consigliare a chi conosce i luoghi e sa orientarsi anche quando il senitiero scompare sepolto dalla neve; sicuramente un po’ faticosa in caso di neve abbondante, ma certamente appagante.
Qualche altra foto…



Rifugio Casarota
Partiamo io, Emanuele e Marco. E’ mattina presto quando ci infiliamo nell’auto, la temperatura esterna è ampiamente sotto lo zero, ma la giornata promette bene, un cielo azzurro azzurro azzurro compare piano piano ai nostri occhi mentre siamo in macchina.
Arriviamo in località Sindech (frazione di Centa San Nicolò) dove lasciamo la macchina per imboccare il sentiero n°442, abbondantemente innevato. Questa volta abbiamo preso a noleggio delle ciaspe…che resteranno nello zaino!! Solo Emanuele proverà a fare 4 passi sotto i nostri sguardi ilari e poi le rimetterà anche lui a riposo. Esperienza ciaspe conclusa, credo per sempre! Tutto sommato si va meglio senza: un paio di buoni scarponi, ghette e passo leggero sono molto meglio.
Ma torniamo a noi…
…iniziamo quindi a salire per un sentiero a tratti ghiacciato, con peste e buchi, assai irregolare insomma, ma fattibile. Presto ci scaldiamo e ci permettiamo qualche brevissima sosta per guardarci attorno. Arriviamo al rif. Casarota e – sorpresa – è aperto! Con una rapida intesa lasciamo nello zaino anche i panini (a far compagnia alle ciaspe
) e approfittiamo di un buon pasto caldo. Poi, dopo aver chiesto info sulle condizioni del percorso al gestore, proviamo a proseguire seguendo le tracce sulla neve che portano verso il Becco di Filadonna: una faticaccia enorme data la neve abbondante e la ripidità del percorso. Arrivati quasi ai piedi delle rocce decidiamo di fermarci; una breve sosta per ammirare il panorama e poi torniamo sui nostri passi.
- io ed Emanuele al rif. Casarota
- guardando in alto…
- Marco nella erta salita
- Emanuele prova le ciaspe!
- Marco in sosta






















































