Bocche scucite a Vicenza: voci dai territori occupati
Incontro da non perdere…
proprio nei giorni successivi alla giornata della memoria (e non tutti hanno una memoria così selettiva da fermarsi al 1945
) e successivi alle sconcertanti e vergognose dichiarazioni rilasciate da Berlusconi durante il suo viaggio in Israele, per fortuna abbiamo la possibilità di ascoltare anche dell’altro
la data è il 10 febbraio, non si legge benissimo nell’immagine sottostante…
giornate della memoria del genocidio dei palestinesi a Gaza
da terrasantalibera.org
Gennaio 2009
“Piombo fuso” sulla Palestina
GIORNATE DELLA MEMORIA
DEL GENOCIDIO DEI PALESTINESI A GAZA

A partire da 27 Dicembre 2008 e fino al 18 Gennaio 2009, con l’offensiva militare denominata “Piombo fuso”, il governo di Israele ha compiuto uno dei più efferati massacri di tutta la storia dell’occupazione dei Territori Palestinesi. Il popolo di Gaza, già profondamente colpito da un lungo ed estenuante embargo è stato lasciato solo di fronte al criminale sterminio.(…)
FACCIAMO QUINDI APPELLO a tutti i cittadini che credono ancora nella difesa dei diritti umani, nella giustizia e nel diritto internazionale, a tutte le Associazioni, ai partiti politici non subordinati al potere dell’imperialismo israelo-americano, alle Università, alle istituzioni scolastiche, alle organizzazioni religiose, alle municipalità, PER L’ORGANIZZAZIONE, IN CONTEMPORANEA IN TUTTE LE CITTA’ ITALIANE, DI “GIORNATE DELLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEI PALESTINESI A GAZA”, A PARTIRE DALL’ 8 AL 16 GENNAIO 2010, CON PRESIDI SILENZIOSI NEI CENTRI STORICI, CON VOLANTINAGGI E STRISCIONI CHE RIPORTINO QUANTO E’ AVVENUTO SOLO UN ANNO FA E CHE NON DOVRA’ MAI ESSERE DIMENTICATO.
Il genocidio degli abitanti di Gaza
deve restare nella memoria collettiva
come una intollerabile mostruosità
e un crimine contro l’Umanità (…)
per leggere tutto l’appello e per firmare segui questo link http://www.terrasantalibera.org/memoria_palestinese_2010.htm
Gaza – Natale 2008
Un video che ricorda, a distanza di una anno, la devastazione prodotta dall’assedio di Gaza da parte degli israeliani nell’operazione denominata Piombo fuso.
Il video, attraverso la voce del parroco di Gaza, racconta l’inferno vissuto dalla popolazione e la posizione della comunità cristiana verso il sionismo.
Manifestazione per la Palestina
Firenze, sabato 14 novembre
Manifestazione per la Palestina e contro il Muro dell’apartheid
Uniti Contro l’Apartheid
Settima settimana contro il Muro dell’Apartheid in Palestina
9 – 16 Novembre 2009
La Comunità Palestinese in Toscana,
facendo proprio l’appello alla mobilitazione lanciato dai Movimenti di Base Palestinesi contro il Muro dell’Apartheid in Cisgiordania e a Gaza,
Indice una manifestazione a Firenze Sabato 14 novembre per :
Denunciare la politica di dominio e ghettizzazione adottata da Israele con il sistema del Muro che si propone di isolare il popolo palestinese, sia a Gaza che in Cisgiordania, e interrompere qualsiasi tipo di rapporto tra i palestinesi stessi all’interno della Linea verde,
Denunciare la repressione criminale del popolo che resiste lottando contro la costruzione di questo Muro, repressione che attualmente ha raggiunto livelli allarmanti di violenza e che viene applicata indiscriminatamente sia contro le comunità locali sia contro tutti coloro che – palestinesi, israeliani e internazionali – manifestano la loro resistenza pacifica contro la colonizzazione dei Territori Palestinesi.
Protestare contro l’assedio disumano di Gaza.
Continuare con la campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) evidenziando le gravissime responsabilità delle aziende israeliane ed europee che sostengono il regime di apartheid e delle ditte che, costruendo il Muro, sono complici nell’assedio della Palestina.
Fare pressioni sulle istituzioni governative perché, coerentemente con quanto affermato dal Tribunale Internazionale di Giustizia dell’Aja, il 9 luglio 2004, pretendano da Israele che il Muro venga abbattuto, i palestinesi risarciti dei danni subiti e l’assedio della Cisgiordania e di Gaza abbia fine.
Manifestare solidarietà con il popolo palestinese come associazioni di base e realtà sociali e politiche della regione.
MANIFESTAZIONE CON CORTEO
Sabato 14 novembre
Concentramento ore 15.30 in Piazza della Repubblica
Comunità Palestinese in Toscana
Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, Cpa Firenze sud, PCL Toscana,
Cantiere Sociale K100fuegos, Collettivo Politico Scienze Politiche, Comitato Pistoiese per la Palestina, Fermiamo la Guerra Comitato Firenze, Circolo Ferrovieri PRC, Statunitensi contro la guerra (Firenze), PRC Regionale, gruppo BDS per la Palestina Pisa, Attac Chianti Valdelsa, Sinistra Unita e Plurale di Firenze, gruppo anarchico kronstadt di pisa e Volterra, Comunità Islamica di Firenze, Rete Comunisti di Pisa, Circolo Agorà Pisa
Mail: forumpalestina@libero.it
Sito: http://www.forumpalestina.org
Il massacro del Grappa
“Venerdi 18 settembre 2009 alle 20.30 in saletta Angarano a Bassano del Grappa si terrà la presentazione del libro “Il massacro del Grappa” della storica della Resistenza Sonia Residori seguita da un dibattito sul significato e sui valori della lotta partigiana e sui continui tentativi di revisionismo a cui assistiamo in questo periodo.
L’ O.S.A. (Operai, Studenti Autorganizzati) invitano l’ANPI di Bassano a prendere parte alla serata (anche con interventi).
O.S.A. Bassano del Grappa”
–
Presidente A.N.P.I. Bassano
Giuseppe Pettenuzzo
Via A. Marzarotto, 11
36061 Bassano del Grappa (VI)
a.n.p.i.bassano@gmail.com
0424504362
3297454905
Google e la censura
Che non tutto fosse limpido nella gestione dell’indicizzazione di siti, blog ecc da parte di Google era un dubbio sorto a molti…
Ora pare che questi dubbi siano una certezza e questo ovviamente apre le porte ad una serie di riflessioni in merito alla “libertà” di far circolare informazioni in rete: tutti noi infatti sappiamo bene quanto importante sia l’indicizzazione ai fini della visibilità o meno di quanto viene pubblicato.
Per saperne di più leggete lo smascheramento direttamente sul sito soggetto della censura d parte di Google: http://www.uruknet.info/?p=s9080
Il sito riporta articoli e notizie dall’Iraq occupato…
Come vendere la “guerra etica”
Segnalo un articolo apparso su Bocche scucite che racconta della repressione di Israele nei confronti del dissenso interno e della manipolazione dell’informazione che il governo e i mass media stanno ostinatamente portando avanti nel tentativo (purtroppo a volte ben riuscito) di mascherare la realtà e di creare consenso attorno alla guerra contro Gaza.
L’articolo è stato scritto da Neve Gordon, insegnante di politica all’università di ben-Gurion, Israele, dopo l’arresto di un suo studente che, come altri, dimostrava il proprio dissenso nei riguardi dell’assedio di Gaza.
Potete leggere l’articolo QUI
sionismo e nazismo
So bene che le mie riflessioni potranno suscitare fastidio, so bene che già molto è stato scritto e detto a proposito. Non di meno voglio ricordare a quanti sostengono le ragioni di Israele che anche il nazismo proponeva teorie, libri, riflessioni e statistiche a sostegno del proprio agire. Chi aveva spirito libero, chi riteneva di non dover servire alcuna ideologia se non la propria coscienza capì la follia e l’infondatezza di quanto si proclamava allora e trovò il coraggio di opporvisi. Qualcuno lo capì un po’ dopo, quando l’orrore lo vide con i propri occhi. In molti lo hanno condannato a posteriori. Quasi nessuno lo difende ora.
Non ci sono ragioni, non ci sono teorie, non ci sono statistiche che possano giustificare le immagini che vediamo qui sotto. E non ha alcuna importanza se sono di oggi, di ieri o di settant’anni fa.
Fosforo bianco: ancora accuse ad Israele
Nuove accuse vengono mosse ad israele per l’utilizzo di bombe al fosforo bianco. Qui sotto il link al video servizio del Corriere della Sera.
israeliani si rifiutano di combattere
Qui sotto un video, trasmesso da una televisione indipendente israeliana. Sono diverse interviste a riservisti che hanno rifiutato di partecipare alla guerra in corso contro la popolazione di Gaza e a loro sostenitori effettuate durante una manifestazione in Israele a sostengno del cessate il fuoco. Una bella testimonianza che speriamo venga diffusa anche da noi…
Incredibile! Oppure no?
Mi arriva questa mail che indica un sito http://stoptheism.com
che invita ad uccidere i volontari dell?ISM (international solidarity movement) che prestano assistenza sanitaria a Gaza sotto le bombe israeliane. Vado a vedere e…effettivamente è così!!
All’inizio rimango scioccata, poi mi dico che lo shock è stata una reazione ingenua: non è forse da sempre risaputo che cose del genere accadono? Certo, che siano così pubbliche… e che siano anche indisturbate…
In pratica il sito è un vero e proprio incitamento all’assassinio supportato da foto segnaletiche. Vi invito ad andarlo a vedere con i vostri occhi e, se volete saperne di più, a leggere quanto scrive a proposito il sito Emigrazione notizie
Ecco come la presentazione che trovate in fondo alla pagina del succitato sito criminale:
WELCOME TO STOP THE ISM
We set up this website specifically to combat the International Solidarity Movement on American college campuses, in our trade unions and churches. The ISM is not one single entity, but an umbrella organization of communists, anarchists and social misfits working in conjunction with the PLO and Islamic fascist countries such as Saudi Arabia and the UAE.
We are still working on some bugs to this website, so please bear with us. However, if you click on the tabs above you can learn about the ISM and why we are working to have it shut down in the USA for violating the Patriot Act and other anti-terrorism laws. To date, Stop the ISM has managed to get over two hundred ISM activists deported from Israel and even gotten the Israeli government to declare the ISM a terrorist supporting group.
Manifestazioni a Roma ed Assisi
Ecco alcuni contatti utili per chi intendesse aderire ad una delle due iniziative previste per il 17 gennaio e fosse della zona attorno a Vicenza:
manifestazione nazionale ad Assisi indetta dalla Tavola della Pace:
Da Vicenza pullman ore 7.00 da piazzale Valbruna (zona industriale).
Per prenotare telefonare in CGIL 0444/564844.
————————————–
manifestazione nazionale a Roma indetta dal Forumpalestina:
Da Vicenza pullman ore 7.00 dal Centro Orafo a Ponte Alto.
Per prenotare telefonare a 333-4465346; 348-3504853
fiaccolata a Vicenza
SALAAM RAGAZZI DELL’OLIVO COMITATO DI VICENZA
promuove una fiaccolata
venerdì 16 gennaio ore 20,30
con partenza da porta castello e arrivo in piazza dei signori
per esprimere solidarietà alla popolazione di Gaza e il dolore per i lutti infiniti che la guerra di questi giorni sta provocando.
invita tutti i cittadini di vicenza a partecipare, condividendo il seguente appello:
«NON SI PUÒ RIMANERE A GUARDARE»
C’è un modo per evitare il massacro di civili. C’è un modo per salvare il popolo palestinese. C’è un modo per garantire la sicurezza e la pace di Israele e del suo popolo. C’è un modo per dare una possibilità alla pace in Medio Oriente. C’è un modo per non arrendersi alla legge del più forte e affermare il diritto internazionale:
CESSATE IL FUOCO IN TUTTA L’AREA
RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE ISRAELIANE
FINE DELL’ASSEDIO DI GAZA
PROTEZIONE UMANITARIA INTERNAZIONALE
Facciamo appello a chi ha responsabilità politiche e a chi sente il dovere civile perché sia rotto il silenzio e si agisca. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea escano dall’immobilismo e si attivino per imporre il pieno rispetto per imporre il pieno rispetto del diritto internazionale.
L’Italia democratica faccia la sua parte.
Le nostre organizzazioni si impegnano, insieme a chi lo vorrà, per raccogliere e dare voce alla coscienza civile del nostro paese.
le adesioni alla fiaccolata, di gruppi e forze politiche e sociali saranno comunicate via mail appena possibile al seguente indirizzo mail:
salaam ragazzi dell’olivo di vicenza ricorda che sabato 17 gennaio ci saranno 2 manifestazioni nazionali:
-a roma promossa dal forumpalestina;
-ad assisi promossa dalla tavola della pace.
si stanno organizzando pulman anche da vicenza per entrambe le città.
articoli interessanti…
Segnalo anche questi articoli trovati in rete… buona lettura!
- Perchè stiamo perdendo – di Giulietto Chiesa
- Gaza e Medioriente, un’analisi della disinformazione televisiva – di Giulietto Chiesa
- Che diremmo se Hamas avesse ucciso 600 israeliani? – di Robert Fisk
- Il tradimento degli intellettuali – di Paolo Barnard
- Israele è l’occupante, il resto è menzogna – di Michel Warschawski, giornalista e scrittore, una delle ‘voci contro’ della società israeliana
- Operazione piombo fuso: un disastro umanitario pianificato – di Michel Chossudovsky
- Come Israele ha portato Gaza sull’orlo di una crisi umanitaria – di Avi Shlaim, docente di Relazioni internazionali all’Università di Oxford (da The Guardian)
- Il dolore dell’altro. La questione morale del nostro tempo – di Ali Rashid e Moni Ovadia
Marcia dei folli
Da Il manifesto del 4 gennaio 2009
MARCIA DEI FOLLI – La schizofrenia di israele tra le macerie della striscia
di Uri Avnery*
Appena dopo la mezzanotte, l’emittente araba di Al Jazeera stava trasmettendo le notizie degli eventi di Gaza. Improvvisamente la telecamera ha inquadrato in alto, verso il cielo scuro. Lo schermo era nero fondo, non si riusciva a distinguere niente. Ma c’era un suono che si poteva sentire: il rumore degli aerei da guerra, uno spaventoso, terrificante boato. Era impossibile non pensare alle decine di migliaia di bambini di Gaza che stavano sentendo, nello stesso momento, quel suono, paralizzati dalla paura, in attesa delle bombe dal cielo. «Israele deve difendersi dai razzi che stanno terrorizzando le nostre città del sud», ha spiegato il portavoce israeliano. «I palestinesi devono rispondere alle uccisioni dei loro combattenti nella Striscia di Gaza», ha dichiarato il portavoce di Hamas. Per essere esatti, nessun cessate il fuoco è stato interrotto, perché nessun cessate il fuoco era mai iniziato. Il requisito principale di ogni cessate il fuoco nella Striscia di Gaza deve esserel’apertura dei passaggi. Non ci può essere vita a Gaza senza un flusso costante di rifornimenti. Ma le frontiere non sono state aperte, se non poche ore ogni tanto. Bloccare un milione e mezzo di esseri umani per via di terra, mare e aria è un atto di guerra, esattamente come il lancio delle bombe o dei razzi. Paralizza la vita nella Striscia di Gaza: elimina gran parte delle fonti che creano occupazione, porta centinaia di migliaia al limite della morte di fame, blocca il funzionamento della maggior parte degli ospedali, distrugge la distribuzione di elettricità e d’acqua. Coloro che hanno deciso di chiudere i passaggi – sotto qualsivoglia pretesto – sapevano che non ci sarebbe stato nessun reale cessate il fuoco in queste condizioni. Questo è il fatto principale. Poi ci sono state piccole provocazioni volte deliberatamente a suscitare la reazione di Hamas. Dopo diversi mesi durante i quali i razzi Qassam a malapena si sono visti, un’unità dell’esercito è stata inviata nella Striscia «per distruggere un tunnel che arrivava vicino alla recinzione della frontiera». Da un punto di vista puramente strategico, avrebbe avuto più senso tendere un’imboscata sul nostro lato della frontiera. Ma lo scopo era quello di trovare un pretesto per metter fine al cessate il fuoco, in una maniera che consentisse di addossare la colpa ai palestinesi. E così è stato, dopo diverse piccole azioni del genere, nelle quali alcuni guerriglieri di Hamas sono stati uccisi, Hamas ha risposto con un massiccio lancio di missili, ed ecco, il cessate il fuoco è giunto alla fine. Tutti hanno incolpato Hamas. Qual è lo scopo? Tzipi Livni lo ha annunciato apertamente: rovesciare il governo di Hamasa a Gaza. I Qassam sono serviti solo come pretesto. Rovesciare il governo di Hamas? Suona quasi come un capitolo estratto dalla «Marcia dei folli». Dopotutto non è un segreto che fu il governo israeliano a supportare Hamas, all’inizio. Una volta interoggai su questo l’allora capo dello Shin-Bet, Yakakov Peri, che rispose enigmaticamente: «Non lo abbiamo creato noi, ma non abbiamo impedito la sua creazione.» Per anni le autorità d’occupazione promossero il movimento islamico nei territori occupati. Ogni altra iniziativa politica era rigorosamente soppressa, ma lo loro attività nelle moschee era permessa. Il calcolo era semplice, e ingenuo: al tempo l’Olp era considerato il nemico principale, Yasser Arafat il satana. Il movimento islamico predicava contro l’Olp e Arafat ed era perciò visto come un alleato. Abu Mazen, un «pollo spennato». Con l’esplodere della prima intifada nel 1987, il movimento islamico si rinominò ufficialmente Hamas (l’acronimo arabo di «movimento islamico di resistenza») e si unì alla lotta. Anche allora lo Shin-bet non mosse un dito contro di loro per quasi un anno, mentre i membri del Fatah erano imprigionati o uccisi in gran numero. Solo dopo un anno lo sceicco Ahmed Yassin e i suoi colleghi furono arrestati. Da allora la ruota ha girato. Hamas è il satana odierno, e l’Olp è considerato da molti in Israele quasi una branca del movimento sionista. La conclusione logica per un governo di Israele interessato alla pace sarebbe stata quella di fare ampie concessioni alla leadership di Fatah: la fine dell’occupazione, la firma di un trattato di pace, la fondazione dello stato di Palestina, il ritiro entro i confini del 1967, una soluzione ragionevole al problema dei rifugiati, il rilascio di tutti i prigionieri palestinesi. Questo avrebbe sicuramente arrestato l’ascesa di Hamas. Ma la logica ha una scarsa influenza sulla politica. Niente del genere è accaduto. Al contrario, dopo l’uccisione di Arafat, Abu Mazen, che ha preso il suo posto, è stato definito da Ariel Sharon un «pollo spennato». Ad Abu Mazen non è stato concesso il minimo margine di operatività politica. I negoziati, sotto gli auspici americani, sono diventati una barzelletta. Il più autentico leader di Fatah, Marwan Barghouti, è stato mandato in carcere a vita. Al posto di un massiccio rilascio di prigionieri, ci sono stati «segnali» meschini e offensivi. Abu Mazen è stato umiliato sistematicamente, Fatah ha assunto l’aspetto di una conchiglia vuota, e Hamas ha ottenuto una risonante vittoria alle elezioni palestinesi – le elezioni più democratiche mai tenute nel mondo arabo. Israele ha boicottato il governo eletto. Nella successiva battaglia interna, Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza. E ora, dopo tutto ciò, il governo di Israele ha deciso di «rovesciare il governo di Hamas a Gaza». Il nome ufficiale dell’azione bellica è «piombo fuso», due parole tratte da una canzone infantile su un giocattolo di Hanukkah. Sarebbe stato più appropriato chiamarla «guerra delle elezioni». Anche nel passato le azioni militari sono state intraprese durante campagne elettorali. Menachen Begin bombardò il reattore nucleare iracheno durante la campagna del 1981. Quando Shimon Peres affermò che si trattava di una trovata elettorale, Begin alzò la voce al comizio seguente: «Ebrei, davvero credete che io potrei mandare i nostri figli coraggiosi alla morte, o, peggio ancora, ad esser fatti prigionieri da degli animali, solo per vincere le elezioni?». Begin vinse. Ma Peres non è Begin. Quando, durante la campagna del 1996, ordinò l’invasione del Libano, tutti erano convinti che si trattasse di una trovata elettorale. La guerra fu un fallimento, Peres perse le elezioni e Netanyahu salì al potere. Barak e Tzipi Livni stanno ora ricorrendo allo stesso vecchio trucco. Secondo i sondaggi, la prevista vittoria di Barak gli ha fatto guadagnare 5 seggi della Knesset. Circa 80 morti palestinesi per ogni seggio. Ma è difficile camminare sui cadaveri. Il successo potrebbe evaporare in un istante, se la guerra cominciasse a essere considerata un fallimento dall’opinione pubblica israeliana. Per esempio, se i missili continuano a colpire Beersheba, o se l’attacco di terra porta a un pesante numero di vittime tra gli israeliani. Un esperimento scientifico . Il momento è stato scelto con cura anche da un altro punto di vista. L’attacco è cominciato due giorni dopo Natale, quando i leader americani e europei sono in vacanza. Il calcolo: anche se qualcuno volesse provare a fermare la guerra, nessuno rinuncerebbe alle vacanze. Il che ha garantito diversi giorni senza alcuna pressione esterna. Un’altra ragione che rende il momento appropriato: sono gli ultimi giorni della permanenza di Bush alla Casa bianca. Ci si aspettava che questo idiota assetato di sangue appoggiasse entusiasticamente l’attacco, come in effetti ha fatto. Barack Obama non ha ancora iniziato il suo incarico, e ha quindi un pretesto per rimanere in silenzio: «C’è un solo presidente». Questo silenzio non fa presagire nulla di buono per il mandato di Obama. La linea fondamentale è stata: non bisogna ripetere gli errori della seconda guerra del Libano. Questo è stato ripetuto incessantemente in ogni notiziario e talk show. Ma ciò non toglie che la guerra di Gaza sia una replica pressoché identica della seconda guerra del Libano. Il concetto strategico è lo stesso: terrorizzare la popolazione civile attraverso attacchia erei costanti, seminando morte e distruzione. I piloti non corrono alcun pericolo, in quanto i palestinesi non hanno una contraerea. Il calcolo: se tutte le infrastrutture che consentono la vita nella Striscia sonol etteralmente distrutte, e si arriva quindi alla totale anarchia, la popolazione si solleverà e rovescerà il regime di Hamas. Abu Mazen rientrerà poi a Gaza al seguito dei carri armati israeliani. In Libano questo calcolo non ha funzionato. La popolazione bombardata, cristiani inclusi, si è radunata attorno a Hezbollah, e Nashrallah è diventato l’eroe del mondo arabo. Qualcosa disimile accadrà probabilmente anche questa volta. I generali sono esperti nell’usare le armi e nel muovere le truppe, non nella psicologia di massa. Qualche tempo fa scrissi che il blocco di Gaza può essere inteso come un esperimento scientifico, mirato a scoprire quanto si può affamare una popolazione prima che scoppi. Questo esperimento è stato portato avanti con il generoso aiuto dell’Europa e degli Stati uniti. Finora non è riuscito. Hamas è diventato più forte e la gettata dei Qassam più lunga. La presente guerra è una continuazione dell’esperimento con altri mezzi. Potrebbe essere che l’esercito «non abbia alternativa» se non riconquistare la Striscia, perché non c’è altro modo per fermare i Qassam, se non quello – contrario alla politica del governo – di arrivare a un accordo con Hamas. Quando partirà la missione di terra, tutto dipenderà dalla motivazione e dalla capacità dei combattenti di Hamas rispetto ai soldati israeliani. Nessuno può prevedere quanto accadrà. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, Al Jazeera trasmette immagini atroci: brandelli di corpi mutilati, parenti in lacrime in cerca dei loro cari tra le dozzine di cadaveri, una donna che solleva la sua bambina da sotto le macerie, dottori senza mezzi che cercano di salvare le vite dei feriti. In milioni stanno vedendo queste immagini terribili, giorno dopo giorno. Queste immagini saranno impresse nella loro mente per sempre. Un’intera generazione coltiva l’odio.Questo è un prezzo terribile, che saremo costretti a pagare ancora a lungo dopo che gli altri effetti della guerra saranno stati dimenticati in Israele. Ma c’è un’altra cosa che si sta imprimendo nelle menti di questi milioni: l’immagine dei corrotti e passivi regimi arabi. Visto dagli arabi, un fatto s’impone su tutti gli altri: il muro della vergogna. Per il milione e mezzo di arabi a Gaza, che stanno soffrendo così terribilmente, l’unica apertura al mondo che non sia dominata da Israele è il confine con l’Egitto. Solo da lì può arrivare il cibo che consente la vita, da lì arrivano i medicinali che salvano i feriti. Al culmine dell’orrore questo confine resta chiuso. L’esercito egiziano ha bloccato l’unica via d’accesso per cibo e medicinali, mentre i chirurghi operano senza anestetici. Per il mondo arabo, da un capo all’altro, hanno fatto eco le parole di Hassan Nashrallah: «I leader egiziani sono complici in questo crimine, stanno collaborando con il «nemico sionista» che cerca di rompere il popolo palestinese». Si può assumere che non intendesse solo Mubarak, ma anche tutti gli altri leader, dal re saudita al presidente dell’Anp. Se si guarda alle manifestazioni in tutto il mondo arabo, se si ascoltano gli slogan, se ne deduce l’impressione che i loro leader sono visti da molti come patetici nel migliore dei casi, come meschini collaborazionisti nel peggiore. Questo avrà conseguenze storiche. Un’intera generazione di leader arabi, una generazione imbevuta dell’ideologia nazionalista secolare araba – i successori di Nasser, di Hafez al-Assad e Yasser Arafat- sarà messa fuori scena. In campo arabo, l’unica alternativa percorribile è l’ideologia del fondamentalismo islamico. Questa guerra è un presagio infelice: Israele sta perdendo l’occasione storica di fare la pace con il nazionalismo arabo secolare. Domani potrebbe essere davanti a un mondo arabo uniformemente fondamentalista, un Hamas mille volte più grande.
traduzione di Nicola Vincenzoni
*Giornalista e pacifista israeliano, fondatore di Gush Shalom (blocco della pace).
appello per Gaza
NON SI PUO’ RIMANERE A GUARDARE
C’è un modo per evitare il massacro di civili. C’è un modo per salvare il popolo palestinese. C’è un modo per garantire la sicurezza di Israele e del suo popolo. C’è un modo per dare una possibilità alla pace in Medio Oriente. C’è un modo per non arrendersi alla legge del più forte e affermare il diritto internazionale:
> CESSATE IL FUOCO IN TUTTA L’AREA
> RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE ISRAELIANE
> FINE DELL’ASSEDIO DI GAZA
> PROTEZIONE UMANITARIA INTERNAZIONALE
Facciamo appello a chi ha responsabilità politiche e a chi sente il dovere civile perché sia rotto il silenzio e si agisca. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea escano dall’immobilismo e si attivino per imporre il pieno rispetto del diritto internazionale
L’Italia democratica faccia la sua parte.
Le nostre organizzazioni si impegnano, insieme a chi lo vorrà, per raccogliere e dare voce alla coscienza civile del nostro paese:
ACLI, ARCI, LEGAMBIENTE, CGIL, AUSER, LIBERA, RETE LILLIPUT, Associazione ONG Italiane – Piattaforma Medio Oriente, Fondazione Angelo Frammartino, Beati i Costruttori di Pace, FIOM, CGIL Funzione Pubblica, Un ponte per…, AIAB, CIES, GRUPPO ABELE, CIPAX – Centro Interconfessionale per la pace, Donne in Nero, A Sud, FAIR, Fairtrade Italia, Forum Ambientalista, UCODEP, Terres des Hommes International, Armadilla Onlus, SDL Intercategoriale, Tavola Sarda per la pace, Famiglia di Angelo Frammartino, Luigi Ciotti, Flavio Lotti, Luciana Castellina, Giuliana Sgrena, Enzo Mazzi – Isolotto Firenze, Luisa Morgantini, Vittorio Agnoletto, Giovanni Berlinguer, Sergio Staino, tanti gruppi locali, docenti, amministratori locali, pacifisti e pacifiste, cittadini e cittadine (un primo elenco è consultabile anche su www.arci.it)
Per firmare l’appello on line vai sulla barra di destra di questo blog e clicca su appello per gaza
La spada e l’aratro
Posto un altro articolo utile a promuovere la riflessione su quanto sta accadendo. E’ scritto dal pacifista argentino Equivel, nobel per la pace nel 1980.
La spada e l’aratro
ISRAELE, PERCHÉ ASCOLTI SOLO LA TUA VOCE SORDA?
Con l’attacco alla Striscia di Gaza si torna a seminare vento e tempesta, dimenticando che poi si raccoglie di conseguenza. I fatti sono indiscutibili, il problema è che Tel Aviv non vuole arrivare a una soluzione del conflitto
Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli.
Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci;
Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo. ( Isaia 2,4)
Alle 3.45 di notte ha suonato il telefono. La voce di un amico preoccupato e dispiaciuto si chiedeva cosa potesse fare la comunità internazionale davanti ai bombardamenti di Israele e alla successiva invasione terrestre sulla Striscia di Gaza. Hanno provocato morti e gravi danni per la popolazione palestinese, con i cosiddetti «danni collaterali» utilizzati per occultare i massacri.
Israele cerca di giustificare gli attacchi con l’escalation di violenza provocata dal lancio dei missili da parte delle milizie di Hamas contro i coloni israeliani che vivono nel territorio palestinese occupato.
Dopo numerose decadi, il conflitto tra Israele e Palestina non sembra trovare soluzione, nonostante i tentativi di dialogo e di tregua che in tutti questi anni sono regolarmente falliti. Il problema è che non vogliono arrivare a una soluzione del conflitto.
Gli interessi economici, politici e militari di Israele e degli Stati uniti rinnegano le reiterate risoluzioni dell’Onu per porre fine al conflitto e incontrare una soluzione politica, chiedendo che venga applicata la risoluzione del 1949 per la costituzione di due Stati: d’Israele e di Palestina.
Tratto crudele e degradante
Fino ad ora si è creato solo lo Stato d’Israele, paese che in alleanza con gli Stati uniti, si oppone con le armi alla creazione dello Stato palestinese. Israele invade il territorio dei palestinesi e lì insedia le sue colonie, cacciando ed emarginando il popolo palestinese e utilizzando metodi aberranti come la tortura, il tratto crudele e degradante. Viola i diritti umani e solleva un «muro infame» che divide le persone sommettendo i palestinesi all’emarginazione, la povertà e il terrore.
Tutto questo si fa in nome della «sicurezza e contro il terrorismo».
Alcuni mesi fa, ho pubblicato un articolo intitolato «Israele, uno Stato terrorista». Lo scrissi in occasione dell’invasione del Libano, durante la quale, Israele, violando la sovranità di un altro stato, provocò morte e distruzione.
Alcune persone mi accusarono di essere «antisemita«. È un modo facile per giustificare l’ingiustificabile. Ho sempre affermato che Israele ha diritto alla sua esistenza, alla sua identità, cultura e religione ma il popolo palestinese ha gli stessi diritti che gli vengono invece negati da Israele.
I fatti sono visibili e indiscutibili. Se uno Stato commette delle atrocità contro altri popoli o contro il suo stesso popolo, viola il diritto internazionale e le sue proprie leggi, trasformandosi in uno Stato terrorista.
In America Latina sappiamo di cosa parliamo, siamo sopravvissuti al terrorismo di Stato che è stato imposto dalle dittature militari. Abbiamo una ferita nell’animo, nel cuore e nella memoria. Lottiamo per recuperare la libertà e il diritto di essere popoli e vogliamo che tutto ciò non accada più, in nessuna parte del mondo.
Nessun imperialismo, dittatura o atto terrorista, venga da chi venga, può essere positivo per un popolo.
Gli Stati Uniti e i suoi alleati, nella loro lotta per il potere e l’egemonia mondiale, esercitano il terrorismo di Stato. I fatti sono schiaccianti e parlano da soli, come per esempio la guerra contro l’Iraq, l’Afganistan la Colombia. Essi violano il diritto internazionale e utilizzano delle pratiche aberranti come sono stati i voli segreti della Cia in Europa, i sequestri e le sparizioni di persone realizzati con il consenso dei governi europei, contro i cittadini musulmani che furono arrestati, accusati di terrorismo e portati nelle carceri di Guantanamo e in quella di Abu Ghraib in Iraq.
Questi luoghi sono stati trasformati in centri di tortura. Essi offendono l’umanità e mettono in evidenza la degradazione umana nella quale sono caduti.
Dobbiamo reclamare al popolo d’Israele che sospenda immediatamente l’invasione della Striscia di Gaza e reclamare a Hamas che sospenda immediatamente gli attacchi di missili verso le colonie israeliane.
Fino a quando?
Israele, fino a quando continuerai ad opprimere i tuoi fratelli? Fino a quando continuerai a seminare morte, torture e a giustificare l’ingiustificabile per distruggere il popolo palestinese? Hai una risposta o ascolti solo la sordità della tua voce?
I popoli non dimenticano, conservano nella loro mente e nel loro cuore i propri cari. La sofferenza li rende più forti e capaci di resistere. Non si rassegnano a vivere sottomessi e umiliati e reclamano il loro diritto ad esistere, ad essere liberi e sovrani.
Israele, hai dimenticato la tua storia di sofferenza e resistenza? Hai dimenticato l’orrore dell’Olocausto e il dolore del tuo popolo? Hai dimenticato coloro che diedero la loro vita per la libertà?
Non fare a tuo fratello ciò che fecero con te. È urgente «disarmare la ragione armata» ma la ragione non si disarma da sola, né con un’altra ragione ancora più forte.
R. Panikkar, sottolinea che esiste una dialettica tra l’urgente e l’importante. Forse è più urgente affrontare la situazione che vive il Medio Oriente o vedere ciò che si fa con la ragione armata, sia che si tratti di una decisione personale o politica? Si deve conciliare l’urgente con l’importante senza sacrificare né l’uno né l’altro.
Probabilmente l’importante è rendersi conto che con la sola buona volontà non si va lontano. Urgente è disarmare la ragione ma l’importante è comprendere che non si tratta di vincerla con un’altra ragione superiore. La corsa agli armamenti, la violenza, gli attacchi non portano a nessuna soluzione, avremmo solo un’altra ragione più armata.
La ragione non si disarma da sola, è necessario incontrare la funzione dello spirito.
Israele, ascolta il clamore dei tuoi figli, di coloro che stanno lottando per ottenere la Pace, come Daniel Barenboim che dice, che la Pace è possibile, e cerca di avvicinare gli israeliani e i palestinesi con la musica.
In Israele e nel mondo, molte organizzazioni israeliane e comunità religiose di diverse confessioni chiedono il dialogo e la comprensione tra i due popoli. Sono voci che si dovrebbero ascoltare.
Ancora ricordo i tentativi e gli sforzi di pace di Simón Peres, attuale Presidente di Israele e premio Nobel della Pace. Questi gesti e queste intenzioni erano privi di contenuto o fu una farsa per continuare la distruzione e la morte del popolo palestinese? Che risposta hai?
Disarmare la ragione armata
Generazioni di israeliani e palestinesi sono nate e si sono formate in società violente, non conoscono la Pace, il dialogo tra i popoli, non vogliono accettare la diversità nell’unità di altre culture e credenze e si sono trasformati in schiavi della violenza. Hanno bisogno di liberarsi da loro stessi.
Israele ha provocato una profonda ferita all’umanità segnata in tempi di odio, di guerra, di dolore e morte, dove il terrore è il comune denominatore e contamina le nuove generazioni. Dimentichi che quello che si semina si raccoglie?
Bisogna disarmare la ragione armata per rompere il circolo che li costringe nella violenza, nella distruzione e nella morte.
Si ha bisogno di più coraggio e decisione per costruire la Pace che per continuare con la guerra, segno di debolezza e paura.
Israele hai bisogno di trasformare le spade in aratri. Ascolta il profeta Isaia. Hai bisogno di volontà politica e di una decisione chiara dello spirito da attuare con dignità e saggezza.
di Adolfo Pérez Esquivel
Buenos Aires, gennaio 2009
traduzione di Grazia Tuzi
17 gennaio, manifestazioni per la Palestina
Due gli appuntamenti, uno a Roma l’altro ad Assisi.
Fermiamo il massacro dei palestinesi a Gaza
Le bombe uccidono le persone, l’informazione manipolata uccide le coscienze
Sabato 17 gennaio
Manifestazione nazionale
a Roma
La partenza della manifestazione è sabato 17 gennaio, ore 15.30 a Piazza Vittorio (vicino la stazione Termini)
La conclusione a Piazza di Porta Capena (Circo Massimo).
Il percorso sarà S. Maria Maggiore, Via Cavour, Colosseo, Porta Capena
Manifestazione promossa dal Forum Palestina
Per la zona di Vicenza ricevo questo contatto:
i cub organizzano il pulman per la manifestazione a Roma indetto dal forumpalestina
partenza verso le 7 , zona ancora da decidere
contattare il 333-4465346
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Fermare la guerra a Gaza è possibile!
Rompiamo il silenzio dell’Italia
Sabato 17 gennaio 2009
ore 10.00
Tutti ad Assisi
per la pace in Medio Oriente
I promotori dell’Appello “Dobbiamo fare la nostra scelta”
Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (prime adesioni)
Per adesioni e informazioni:
Tavola della Pace, via della viola 1 (06100) Perugia Tel. 075/5736890 – fax 075/5739337 – e mail: segreteria@perlapace.it – www.perlapace.it
Gaza: cronache dall’ISM
Segnalo un articolo di Vittorio Arrigoni riguardo alla situazione a Gaza in queste ore. Nel suo articolo, come in altri che ho trovato in rete, appare il sospetto che Israele utilizzi anche il fosforo bianco. Se così fosse sarebbe un atto gravissimo!
Cercherò di tenermi informata a riguardo e invito chiunque abbia maggiori informazioni a segnalarle. Grazie
Fionde contro bombe al fosforo bianco
Per non dimenticare
Mi è arrivata una mail, con una carrellata di fotografie…non sono tutte relative agli ultimi avvenimenti, ma che importanza ha? Oggi ce ne potrebbero essere altrettante di uguali…l’orrore della guerra non cambia…
Ho deciso di pubblicarle perchè le immagini aiutano noi, che siamo lontani dai luoghi del conflitto, lontano dal dolore, lontani dalla paura a rompere l’indifferenza e a far emergere lo sdegno. E poi… le immagini dell’assassinio di Rachael Corrie, la pacifista statunitesne schiacciata dal bulldozer, hanno ricordato anche a me stessa situazioni che avevo dimenticato… di certo lei non tirava missili kassam e non era un’attivista di Hamas…
La nostra Torah ci impone di essere giusti
Anche molti ebrei sono contrari alla gestione politico-militare della situazione in medio oriente, non dobbiamo lasciarli soli così come non dobbiamo lasciare solo il popolo palestinese. Non possiamo fare molto, è evidente, ma possiamo con ogni mezzo a nostra disposizione cercare di far passare un’informazione quanto più corretta possibile.
Chissà se ce la faremo tutti assieme a ridurre la portata dei danni che “giornalisti” al pari di Claudio Pagliara contribuiscono a determinare con la loro propaganda filo israeliana. Un solo esempio: è possibile che continui a ripetere che la tregua è stata violata da Hamas con il lancio di missili quando è risaputo che il lancio di missili è avvenuto a tregua già scaduta e dopo che Israele l’aveva ripetutamente infranta non rispettando, durante tutti e sei i mesi, quanto concordato?
Possibile che ancora non parli di strage del popolo palestinese nonostante le numerosissime vittime civili e l’evidente impossibilità di mettere in campo “operazioni di chirurgia militare” in un territorio così densamente popolato? Possibile che non si renda conto che l’equazione palestinesi=terroristi è l’unica idea di base che sostiene ciò che Israele sta compiendo? O meglio: possibile che noi siamo costretti ad ascoltare un’informazione che avvalla apertamente questa equazione?
Per questo ritengo interessante pubblicare in questo mio blog questa lettera…
La nostra Torah ci impone di essere giusti
Perchè stiamo con i palestinesi?
Perchè siamo ebrei!
Qualcuno ci domanda come mai stiamo con i palestinesi.
“Perchè issate la bandiera palestinese. Perchè sostenete la causa palestinese?” “Siete ebrei” – ci dicono – “Che state facendo?”
La nostra risposta è molto semplice:
È proprio perchè siamo ebrei che stiamo con i palestinesi e issiamo la loro bandiera. È proprio perchè siamo ebrei che esigiamo la restituzione ai palestinesi delle loro case e di tutti i loro beni.
Sì, la nostra Torah ci impone di essere giusti. Siamo chiamati a camminare sulla via della giustizia. Ma cosa c’è di più ingiusto del tentativo, vecchio di un secolo, del movimento sionista di invadere il paese di un altro popolo, espellerlo e impadronirsi dei suoi beni? I primi sionisti parlavano di un popolo senza terra che sarebbe andato in una terra senza un popolo. Parole che sembrano innocenti. Ma sono completamente false.
La Palestina era un paese abitato da un popolo. Un popolo che aveva sviluppato una coscienza Nazionale. Se dei rifugiati ebrei fossero arrivati in Palestina senza l’intenzione di dominare, di creare uno stato ebraico, di espropriare i palestinesi e privarli dei loro diritti fondamentali, sarebbero stati accolti – ne siamo assolutamente certi – con la stessa ospitalità che i popoli musulmani hanno riservato agli ebrei nel corso della storia. Avremmo vissuto insieme come altre volte, in pace e armonia.
Amici musulmani e palestinesi di tutto il mondo, per favore ascoltate il nostro messaggio. Ci sono ebrei che sostengono la vostra causa.
Quando diciamo di sostenerla, non pensiamo a una qualche proposta di partizione, come quella del 1947 presentata dall’ONU, che non aveva nessun diritto di farlo. Non pensiamo a uno spezzettamento della Cisgiordania, come quello proposto da Barak a Camp David, che al massimo avrebbe reso giustizia al 10% dei rifugiati palestinesi. Noi sosteniamo la restituzione alla sovranità palestinese di tutto il territorio, compresa Gerusalemme.
Quando verrà il momento, giustizia vorrà che sia il popolo palestinese a decidere se gli ebrei potranno restare sul suo territorio e in che numero. Questa è la sola via che possa portare a una vera riconciliazione.
Ma noi vogliamo di più. La restituzione del territorio ai suoi legittimi proprietari non sarà sufficiente. Bisognerà che chiediamo perdono al popolo palestinese in modo chiaro e preciso: il sionismo vi ha fatto del male, ha rubato le vostre case, ha rubato il vostro paese.
In questo modo proclamiamo di fronte al mondo che siamo il popolo della Torah, che la nostra fede ci impone di essere onesti, giusti e buoni.
Abbiamo preso parte a centinaia di assemblee palestinesi negli ultimi anni. Dappertutto i dirigenti e il pubblico ci hanno accolto col calore dell’ospitalità mediorientale. Che menzogna quando si sente dire che i palestinesi in particolare o i musulmani in generale detestano gli ebrei.
Quello che detestano è l’ingiustizia, non gli ebrei.
Non abbiate paura, amici. Il male non potrà trionfare per molto tempo. L’incubo sionista è arrivato alla fine. È esaurito. Le sue più recenti brutalità sono l’ultimo disperato sussulto di un agonizzante. Noi vedremo insieme il giorno in cui ebrei e palestinesi si abbracceranno in pace sotto la bandiera palestinese a Gerusalemme.
E alla fine, quando il redentore dell’umanità verrà, le sofferenze del presente saranno sommerse da tempo tra le benedizioni del futuro.
Rabbi MordechAi Weberman
Palestina: comunicato stampa di Pax Christi
A riprova che tanto di quello che i mass media ci fanno sentire e vedere non corrisponde alla realtà delle cose, a riprova che la realtà delle cose è molto più complessa e non sempre è comoda o funzionale ai reali scopi politico-economici… ma si sa, più una notizia viene ripetuta e più acquista il titolo di VERITA’…
FERMATEVI SUBITO, FERMIAMOCI TUTTI!
comunicato stampa di Pax Christi Italia
“Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”. P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008
Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.
A voi, capi politici e militari israeliani,
chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente.
Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo,senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio.
Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare.
Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”. FERMATEVI SUBITO!
A voi, capi di Hamas,
chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all’oppressione subita, che si presta come alibi per un’aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo?
FERMATEVI SUBITO!
E noi, donne e uomini che apparteniamo alla ‘società civile’,
FERMIAMOCI TUTTI!
Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alla vittima israeliana. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi.
E
poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.
I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l’insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.
La maggior parte dei quotidiani e telegiornali hanno affermato che “è stato Hamas a rompere la tregua”.
Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta unatregua della durata concordata di sei mesi. L’accordo comprendeva: Il cessate- il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell’accordo) e quindi Hamas non l’ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.
Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:”Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l’ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco.”
La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.
Padre Manuel Musallam – parroco di Gaza
28 dicembre 2008
Tutti cittadini di Gaza…
Se passate di qui per caso, sostate un momento, vi chiedo 10 minuti soltanto per leggere l‘articolo di Mustafa Barghouthi uscito su Il manifesto il 30 dicembre 2008
Leggetelo con calma, cercando di evitare i pregiudizi, di qualsiasi natura essi siano, e cercate l’uomo dentro di voi, quell’uomo che non ha bisogno di foderarsi di ideologie e di bandiere dietro alle quali nascondersi; quell’uomo che riconosce il profumo della libertà e anche il sapore dell’umiliazione, della vessazione; quell’uomo, se lo trovate in voi, sa che non possiamo rimanere indifferenti.
E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili – e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? – se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas – tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia – ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare – non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa – la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente – e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto – perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l’ennesima arma di distrazione di massa per l’opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come – testuale – gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l’unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati – perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell’occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall’altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l’indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita – solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi – perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione – e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell’aria, come sugheri sull’acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi – no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia – sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete – e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant’anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull’ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l’esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid – e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l’ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
Mustafa Barghouthi 27 dicembre 2008 – traduzione di Francesca Borri

Palestina: lettera aperta di Chiara Morgantini
AI POLITICI ITALIANI
da parte di Luisa Morgantini
Vice Presidente del Parlamento Europeo
Roma, 3 Gennaio 2009
Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro “I care”, come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana
La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politicale coloniale.
Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali, da condannare. Bisogna fermarli.
Ma basta con l’ impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti.
Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.
Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un buldozzer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un’altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.
Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da
Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicureza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Phisician for Human rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.
Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto. Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.
Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947.
Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: Cessate il fuoco, cessate l’assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l’ occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minaccie contro Israele.
Ieri lo dicevano migliaia di israeliani a Tel Aviv, ci rifiutamo di essere nemici, basta con l’occupazione.
Dio mio in che mondo terribile viviamo.




















